11
APR
2016

Il modello IARA: un nuovo strumento per rimettere al centro la persona

Il 6 Aprile si è svolto presso l’Auditorium di Novedrate dell’Università eCampus il convegno “Sai di avere più di sette qualità?”. Durante la giornata è stato presentato il modello IARA, acronimo di Incontro-Alleanza-Responsabilità-Autonomia, che ha come obiettivo quello di accogliere l’altro per fargli scoprire quei potenziali che ognuno di noi può attivare durante un’esperienza di cura.

eCampus Convegno IARA Don Mazzi

Questo nuovo nuovo strumento assistenziale è volto a mettere al centro la persona nel suo processo di cura. Sovente, infatti, in ambito terapeutico, la persona che si sottopone a una qualsiasi cura (sia essa d’ambito psicologico o medico o infermieristico ecc.) tende a delegare tutto al professionista, dimenticandosi dei potenziali che essa ha ancora per promuovere più facilmente la sua guarigione.
Nella vita, infatti, tendiamo tutti a vedere e conoscere più i nostri limiti che le nostre qualità e questo tipo di approccio limita gli strumenti psicologici che possiamo mettere a disposizione di noi stessi. IARA favorisce il recupero armonico della salute proprio puntando sui potenziali residui che chiunque, davvero chiunque, ha. Non a caso, il modello IARA si fonda primariamente nell’accoglienza incondizionata positiva dell’altro e sull’ascolto non giudicante. Gli strumenti a cui attinge sono l’immaginazione creativa, il disegno, la musica e la comunicazione emozionale.

Ideatrice del modello, adottato già in tutte le strutture e tutti gli operatori dell’ASL Torino 4, è Anna Maria Padovan, nostra studentessa laureata alla magistrale di Psicologia.
Nell’appuntamento, la professoressa Cantoia, Preside della Facoltà di Psicologia, dopo aver brevemente introdotto la giornata, ha presentato Anna Maria Padovan che ha esposto in modo chiaro ed entusiasmante il modello ai numerosissimi presenti.
Ha poi preso la parola don Antonio Mazzi che ha sottolineato l’importanza dell’alleanza, momento fondamentale per il superamento di qualsiasi tipo di disagio. È infatti la fiducia tra operatore e assistito che genera quell’alchimia così necessaria per la guarigione. Don Antonio ha colpito tutti per la sua spontaneità, profondità e innovatività di vedute pedagogiche, emozionando anche i presenti quando ha citato alcuni episodi di presa in carico presso la comunità Exodus.

Ci ha onorato poi della sua presenza ed esposizione il direttore generale dell’ASL Torino 4, dottor Lorenzo Ardissone, che ha colpito la platea per la sua umanità e la sua attenzione alla persona, sia in ambito strettamente clinico che organizzativo. I nostri docenti Giulia Cavalli e Andrea De Giorgio hanno descritto le basi psicologiche e neuroscientifiche che sostengono l’efficacia del modello, presentando anche i primi risultati di alcune ricerche in ambito sanitario che rilevano quanto IARA sia efficace. Ha chiuso la parte teorica Carolina Triulzi, altra nostra laureata magistrale, che ha esposto l’efficacia del modello nella relazione tra genitori e figli, sottolineando l’importanza del contatto corporeo. Nel pomeriggio hanno trovato spazio anche i laboratori esperienziali, nei quali i presenti hanno sperimentato il potere della mente e delle tecniche di visualizzazione creativa.

La giornata si è chiusa con la condivisione da parte dei presenti dei propri vissuti. Un appuntamento straordinariamente riuscito che ha sicuramente accresciuto la visibilità del nostro Ateneo. Diamo appuntamento sulla pagina YouTube dell’Università eCampus a tutti coloro che non hanno potuto partecipare, così da poter godere di tutti gli interventi e i laboratori che sono stati proposti.

Il Modello IARA, pertanto, si differenzia dagli altri modelli esistenti grazie ad un approccio olistico che accoglie la persona e la rende il fulcro dell’assistenza, non giudicandola e facendole riscoprire le sue potenzialità, i suoi valori, le sue qualità. Sapete di averne più di sette vero? Provate a scriverle… E se non le trovate, chiedete agli altri quali vi riconoscono, vi scoprirete uno scrigno ricco di talenti che aspettano solo di essere espressi.

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