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Macron offre un’alleanza al Parlamento europeo per riformare l’UE

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Il Presidente francese Macron ieri al Parlamento europeo ha rotto la prassi e invece di un discorso solenne ha fatto un vero dibattito con i parlamentari sul futuro dell’Europa. Si è trattato di una scelta coerente con l’esplicito riconoscimento del ruolo del Parlamento europeo come rappresentante legittimo della sovranità dei cittadini europei e fulcro della democrazia europea. Tanto più importante arrivando dal Presidente francese, visto che in Francia anche alcuni europeisti propongono un Parlamento dell’eurozona composto da parlamentari nazionali, ovvero un ritorno alla situazione precedente all’elezione diretta del Parlamento europeo nel 1979.

Ma il punto politico fondamentale è che Macron ha offerto al Parlamento europeo un’alleanza, delineando i contorni della riforma dell’UE e alcuni passi concreti da fare entro le elezioni europee del 2019. In pratica Macron ha spronato il Parlamento, in quanto rappresentante legittimo dei cittadini europei, a prendere l’iniziativa politica, sapendo di poter contare sul sostegno della Francia. Storicamente il Parlamento ha sempre sostenuto un rafforzamento delle competenze e dei poteri dell’UE e soprattutto una piena democratizzazione del suo sistema decisionale. E quando ha preso l’iniziativa in tal senso lo ha sempre fatto in prossimità delle elezioni europee, come quando nel febbraio del 1984 approvò il Progetto di Trattato di Unione Europea grazie alla leadership di Altiero Spinelli. Macron è alle prese con le resistenze sul piano intergovernativo ad una riforma ambiziosa dell’Unione e dell’eurozona – da parte degli Stati del Gruppo di Visegrad e con la lettera degli 8 da parte di Olanda, Irlanda, Paesi nordici e baltici – e non può contare al momento sul sostegno di Spagna e Italia, che dalla riforma hanno tutto da guadagnare, ma che sono oggi molto deboli. Così cerca il sostegno delle istituzioni sovranazionali europee per superare l’impasse e raggiungere risultati tangibili per i cittadini entro il 2019.

Macron propone una strategia con un doppio binario. Da un lato sostiene la linea della Commissione Juncker di rafforzare l’Unione approvando in questa legislatura tutto quello che si può fare nel quadro del Trattato di Lisbona. La Commissione ha proposto infatti di tenere un Consiglio europeo straordinario a Sibiu all’indomani dell’uscita formale del Regno Unito, per rilanciare il progetto europeo e dare una risposta politica e un messaggio forte all’opinione pubblica sul fatto che l’Unione non si disgrega, ma si rafforza. In questa prospettiva della “road to Sibiu” la Commissione ha predisposto e continua a lavorare su una serie di proposte avanzate di riforma, realizzabili sfruttando al meglio i Trattati vigenti. Macron chiede al Parlamento di approvare le proposte legislative della Commissione in modo da mettere pressione sui governi nazionali perché facciano altrettanto. Sono proposte su temi importanti. Sulle migrazioni con la riforma del regolamento di Dublino. Sull’economia con la realizzazione dell’unione bancaria e con la tassa sull’economia digitale, che oggi sfugge alla tassazione. Sul rafforzamento della tutela dei dati e della privacy dei cittadini. Sul superamento del dumping sociale e fiscale tra i Paesi membri. E propone di inserire in tutti gli accordi commerciali dell’UE con Paesi terzi la partecipazione all’accordo sul clima di Parigi e il divieto di dumping sociale e fiscale.

Dall’altro lato Macron chiede al Parlamento di andare oltre i Trattati esistenti. Indica la necessità di lanciare un grande dibattito e un ambizioso progetto di riforma affinché le elezioni europee del 2019 siano l’occasione per i cittadini per scegliere tra il progetto di un’UE democratica ed efficiente, o la visione del passato dei sovranisti. Di fatto, sebbene implicitamente, Macron invita il Parlamento ad utilizzare il potere di proporre emendamenti ai Trattati che per la prima volta gli è stato riconosciuto dal Trattato di Lisbona. Il Parlamento si era impegnato in tal senso già verso la fine della scorsa legislatura nel Rapporto Gualtieri, e poi in questa con il Rapporto Verhofstadt. Macron sfida il Parlamento a dar seguito all’impegno preso, approvando un progetto ambizioso di riforma dei Trattati, di cui delinea i contorni, anche istituzionali, in modo nuovo e preciso.

Riprendendo i temi del discorso alla Sorbona Macron indica come obiettivo un’Europa unita, sovrana e democratica, che protegga i cittadini con una vera sovranità europea su economia, migranti e sicurezza. Ricorda che l’Europa è già a più velocità (Eurozona, Schengen, ecc.) e che tutti i passi avanti nell’integrazione sono stati fatti grazie a delle avanguardie. Tutti gli Stati devono poter partecipare alla riforma, ma nessuno deve poter bloccare chi vuole andare avanti. È un invito a superare il principio dell’unanimità nelle ratifiche, come fatto troppo timidamente nel Trattato di Lisbona, e più coraggiosamente nel Progetto Spinelli del 1984, ma anche nel Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità e sul Fiscal Compact. Questo mostra la consapevolezza di Macron che siamo forse di fronte all’ultima opportunità storica di salvare l’Europa con il completamento della sua unità democratica. Se n’è accorto perfino il nazionalista Farage che ha affermato dopo il dibattito che Macron è l’ultima speranza per l’Europa. Ecco perché gli europeisti non possono più perdersi in tatticismi di partito, ma devono cogliere questa finestra di opportunità.

Macron ha detto delle verità scomode, soprattutto per una parte dell’opinione pubblica tedesca. Non esiste al mondo un’unione monetaria priva di un bilancio adeguato per garantire la convergenza e la stabilizzazione. Serve un bilancio europeo più elevato dell’attuale 0,9% del PIL se si vuole rendere sostenibile e funzionale l’eurozona e garantirne la crescita. Ma rassicura che non sarà solo la Germania a pagare, perché la Francia è disponibile ad aumentare il suo contributo al bilancio. A patto che vi sia una riforma complessiva del bilancio, a partire dalla creazione di risorse proprie, come la carbon tax e la tassa sul digitale, per finanziare le nuove politiche europee sulle migrazioni e la difesa. Un nuovo bilancio, con nuove risorse, per nuove priorità nella fornitura dei beni pubblici europei essenziali e richiesti dai cittadini: sviluppo economico, gestione delle migrazioni, sicurezza. E va oltre: la gestione di questo bilancio e di queste risorse non può essere solo intergovernativa. La crisi ha mostrato che una governance meramente intergovernativa non funziona, porta alla divisione dell’Europa, impedisce la ricerca dell’interesse comune e spinge al riemergere degli egoismi nazionali, uccidendo la solidarietà europea. Per questo propone una sorta di governo dell’eurozona responsabile di fronte ai parlamentari europei dell’area euro, perché abbia una forma istituzionale democratica. Unito all’accettazione del fatto che i partiti europei presentino i propri candidati alla presidenza della Commissione (gli Spitzenkandidaten), è un passaggio cruciale, che rende possibile l’alleanza con la Commissione e il Parlamento, riconosciuti come pilastri essenziali per un assetto istituzionale efficace e democratico.

Sollecitato da Juncker, Macron si dice favorevole all’allargamento ai Balcani occidentali, ma solo dopo un approfondimento istituzionale dell’UE, a partire dal superamento dell’unanimità a favore del voto a maggioranza qualificata. Ma le riforme istituzionali sono solo lo strumento per raggiungere obiettivi chiari in termini di politiche e beni pubblici europei volti a rispondere alle esigenze dei cittadini e a sconfiggere le visioni nazionaliste del ritorno al passato.

Sulle migrazioni vanno affrontate le cause, con un’azione di stabilizzazione dell’Africa e del Medio Oriente con una politica dello sviluppo rafforzata e ambiziosa. Serve una solidarietà interna ed esterna all’Europa mediante la protezione comune delle frontiere europee, e una solidarietà interna con la creazione di un sistema di asilo comune, ovvero stesse regole ovunque, la redistribuzione dei rifugiati e finanziamenti europei alle comunità locali che li accolgono. Serve la creazione di risorse proprie per il bilancio europeo e una linea specifica di bilancio per l’Eurozona con adeguati meccanismi democratici. Tutto questo all’unanimità è impossibile, ecco perché serve il voto a maggioranza a qualificata.

Nessuno può illudersi che siano possibili risposte solo nazionali a sfide come le migrazioni, la globalizzazione economica, le tensioni geopolitiche mondiale. Ecco perché un bilancio e una sovranità europea non sono contraddittori ma complementari con quelli nazionali, perché ci sono sfide che richiedono risposte europee. Macron delinea di fatto un’UE federale e solidale, in cui sia abolita l’unanimità, vi sia un esecutivo responsabile di fronte al Parlamento, poteri fiscali, e politiche europee rispetto ai grandi temi: investimenti, sviluppo e coesione economica, migranti, e sicurezza. Un’UE che sia un modello di democrazia, in grado di sconfiggere nazionalismi e tentazioni illiberali o autocratiche.

I gruppi europeisti nel Parlamento sembravano finora paralizzati dalla paura dei sovranisti. Ora hanno un alleato e una sponda forte per un progetto di riforma chiaro in grado di sconfiggere il nazionalismo. Vedremo se sapranno agire sul doppio binario proposto da Macron approvando la legislazione in itinere, e il progetto di riforma dei Trattati.

Roberto Castaldi
Docente eCampus su l’Espresso

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