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Il rilancio franco-tedesco e la scelta dell’Italia

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Francia e Germania hanno presentato le loro proposte congiunte sui temi centrali per il futuro dell’Europa: migranti, economia e sicurezza. Pochi speravano in un accordo su tutti questi temi che non fosse di facciata, soprattutto a causa delle resistenze tedesche dovute anche al clima politico interno. In fondo Angela Merkel è stata accusata per anni di non prendere mai i problemi di petto, di rimandare, negoziare, mediare, smussare, e sostanzialmente “non decidere”. Ora, che in Germania è sotto l’attacco dei suoi “alleati” della CSU bavarese, ha risposto con coraggio andando incontro alle proposte di Macron per il rilancio dell’Unione Europea. Può darsi che questa accelerazione porti il suo ministro degli interni e leader bavarese a cercare di far cadere il governo, nella convinzione che sia impossibile per la CSU vincere le prossime elezioni in Baviera finché Merkel è cancelliera. Ma in questo caso sarebbe possibile un accordo con i Verdi che garantirebbe la maggioranza parlamentare, e su posizioni ancora più europeiste e di sinistra rispetto alla situazione attuale.

Con la dichiarazione di Meseberg Francia e Germania in sostanza sostengono una serie di proposte già presentate dalla Commissione Juncker. In particolare rispetto al collegamento tra i fondi europei e le riforme strutturali suggerite agli Stati membri nel quadro del semestre europeo; l’armonizzazione dalla base fiscale sulle imprese; la creazione di un bilancio dell’eurozona finalizzato agli investimenti per favorire la competitività, la convergenza e la sostenibilità ambientale; la trasformazione del Meccanismo Europeo di Stabilità in un Fondo Monetario Europeo, che funzioni anche da fondo di ultima istanza per il meccanismo europeo di risoluzione delle crisi bancarie nel quadro dell’unione bancaria; linee di credito agevolato per gli Stati in difficoltà, unite a un sistema di class action che renda di fatto quasi impossibile fare default sul debito pubblico – un chiaro messaggio all’Italia e alle assurde proposte contenute nelle prime bozze del “contratto” di governo. Inoltre, propongono di rafforzare l’integrazione nel campo della politica estera, di sicurezza e di difesa, anche attraverso il superamento dell’unanimità e il passaggio al voto a maggioranza qualificata su questi temi. Sulle migrazioni chiedono di rafforzare gli accordi di collaborazione in materia con i Paesi terzi; di ampliare il mandato e le risorse di Frontex fino a trasformarla in una vera polizia di frontiera europea; la creazione di un Sistema comune europeo dell’asilo fino alla creazione di un Ufficio Europeo dell’Asilo chiamato a gestire in modo uniforme e solidale le richieste d’asilo ai confini europei; oltre a rafforzare la cooperazione ed il sostegno allo sviluppo dell’Africa. Sul piano istituzionale propongono l’ampliamento del voto a maggioranza qualificata; la riduzione del numero dei commissari europei, com’era previsto dal Trattato di Lisbona, ma che i governi all’unanimità non hanno applicato; e la creazione di una circoscrizione e liste transnazionali per le elezioni europee del 2024.

Questo implica che al Consiglio Europeo della prossima settimana saranno sul tavolo tutti i dossier principali: migranti, bilancio pluriennale e completamento dell’unione economica e monetaria, politica estera, di sicurezza e di difesa. Le proposte sono abbastanza ambiziose da permettere un significativo aumento della capacità dell’UE di rispondere alle esigenze concrete dei cittadini su economia, sicurezza e migranti. Anche se rimane troppo intergovernativo rispetto alla governance del futuro Fondo Monetario Europeo. È una buona base di partenza per il negoziato sulla riforma dell’UE, che ora entrerà nel vivo.

Tutto ciò pone al governo italiano il problema di definire una linea europea. Salvini, Orban e Le Pen vorrebbero semplicemente distruggere l’UE come progetto politico, e tenerla come forum di discussione tra gli Stati, che però decidono da soli su tutto. È una posizione ottocentesca che non tiene conto dell’interdipendenza economica, politica, ambientale e della dimensione sovranazionale dei problemi odierni. Il M5S in alcuni momenti ha optato per una linea europeista, con la richiesta di superare l’unanimità e dare più poteri al Parlamento europeo. Ora che si deve decidere non bastano annunci, proclami, o presunti pugni sul tavolo.

Data la sua fragilità economica, legata al debito pubblico, e la sua esposizione alle crisi geopolitiche e ai flussi migratori è evidente che l’Italia ha molto da guadagnare da queste proposte. Ma non è detto che se ne accorga – come mostrano le polemiche italiane sulla proposta di bilancio pluriennale della Commissione, riguardo alla riduzione (o meglio al ridotto aumento) dei fondi agricoli e di coesione (che non riusciamo nemmeno a spendere), assai più che compensate dall’aumento dei fondi per Frontex e la gestione dei migranti, di cui saremmo i primi beneficiari. Non a caso nelle dichiarazioni di ieri Macron e Merkel hanno fatto esplicito riferimento al voler andare incontro – con queste proposte – alle esigenze italiane sul tema, anche alla luce dei recenti incontri bilaterali con Conte. Ma questa è la sostanza. Salvini potrebbe preferire la propaganda, attaccando queste proposte, rilanciando su una linea nazionalista, nella speranza di trarne consensi e andare presto alle elezioni come guida del centro-destra, mandando presto in soffitta il governo “del cambiamento”.

L’Italia deve decidere se vuole stare nell’avanguardia, nel gruppo di testa, che negozia e decide sul futuro dell’Europa o se proseguire la campagna elettorale permanente a colpi di annunci ad effetto, isolandosi e marginalizzandosi sempre più. Vincerà la linea di Conte, Tria, Moavero o quella di Salvini? Di Maio come si schiererà? L’opposizione avrà la capacità di inserirsi costruttivamente nel dibattito per favorire una posizione europeista dell’Italia? O al solito si limiterà a sperare – come ha fatto dopo le elezioni – che Mattarella riesca a metterci una pezza? È arrivato il tempo delle scelte: serve senso di responsabilità da parte di tutti, finendola con la mera propaganda.

Roberto Castaldi
Docente eCampus su l’Espresso

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