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Serie tv: Amazon punta su “Beat”

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Prime Video di Amazon ha investito in una serie tedesca, Beat: una risposta allo strapotere di Babylon Berlin, la serie germanica che ha stracciato ogni record produttivo in Europa, aggiudicandosi un successo planetario. Beat risponde con la contemporaneità alla ricostruzione storica che ha imposto l’immaginario di Weimer worldwide.

L’ambientazione del racconto dello showrunner e regista Marco Kreuzpaintner è davvero sorprendente e coincide del tutto con l’eccezionalità del personaggio protagonista. La location allargata è Berlino oggi, colta nella sua scena techno, tra locali in cui si consuma di tutto e si vive un’esistenza allucinata e chimica, nell’ombra dell’illegalità e secondo modalità tutte contemporanee, digitali e acide.

Potrebbe essere un Trainspotting rilanciato negli anni dell’accelerazione tecnologica, se non fosse che la serie prende da subito la strada del thrilling, aggrovigliandosi inizialmente intorno a una personalità disturbata e ben oltre lo psicopatologico, un killer seriale che da subito sembra svelare il proprio nucleo traumatico e la potenza criminogena di cui è capace.

Robert “Beat” Schlag, interpretato da uno strepitoso Jannis Niewöhner, è un promoter che crea le lineup di successo per party techno ad alta intensità di stupefacenti apparizioni di dj, l’uomo che decide chi può e non può entrare agli eventi più di grido a Berlino. Un personaggio azzeccatissimo, un Cicerone lisergico che ci permette di varcare la soglia della scena underground più leggendaria di tutta Europa.

Il locale per cui lavora è ambitissimo dal popolo della controcultura e dagli agenti degli artisti, poiché esibirsi alle feste di Beat significa iniziare la scalata verso lo status divistico e il successo overground. Su Beat, inconsultamente, mettono gli occhi i funzionari dell’ESI, l’agenzia di intelligence europea, che ha fretta di infiltrare la scena di cui il 28enne promoter è ispiratore e demiurgo. Mentre i detective dell’ESI incominciano gli abboccamenti col giovane, al culmine di un party scatenatissimo qualcosa inizia a gocciolare dal soffitto del ciclopico locale postindustriale, in cui centinaia di giovani stanno perdendosi a colpi di loop e di materie sintetiche – e ciò che gocciola è tutt’altro sintetico, trattandosi dei liquidi di due cadaveri, teatralmente appesi a metri da terra ed esposti in modo scenografico e sconvolgente.

Parte da questo ritrovamento choc la vicenda, complessa e perturbante, che porta Beat a coincidere con ricerche inquietanti dei servizi segreti europei, mentre emerge una rete di corruttela a ogni livello, in una progressione di paranoia e complotto, tra misteri multipli e macabri ritrovamenti. L’acido consumato nei rave fa da controcanto all’acido in cui sono parzialmente sciolte vittime raccapriccianti di altrettanto raccapriccianti delitti, mentre Beat è costretto a ritrovare se stesso, nell’ordalia di segreti e morti in cui viene gettato di colpo, perdendo via via le proprie già fragili certezze e apprendendo a divincolarsi in una realtà soffocante e ritmata non più dai beat elettronici, ma dai colpi di scena.

Marco Kreuzpaintner, classe ’77, già sceneggiatore di Lui è tornato, opera sui toni acidi con una regia sorprendente, la macchina da presa sempre in movimento frenetico, in un trip visivo all’altezza della materia del racconto, trafiggendo lo sguardo con piani sequenza dilatati eppure vertiginosi.

Seconda serie tedesca prodotta da Amazon dopo You are wanted, Beat si inserisce in un revival berlinese che include la splendida distopia di Counterpart, oltre che la reinvenzione in costume del già citato Babylon Berlin. Si attendono segnali sulla produzione dell’eventuale seconda stagione di Beat, ma il trend tedesco, che conta anche su un prodotto di grande successo teen come Dark (distribuita da Netflix), è già una realtà e promette ulteriori sorprese.

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