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Vai a lavorare

Lo sconcertante pianto a dirotto della ragazza sospesa da Instagram, che non vuole e non sa lavorare: l’umanità a venire è già arrivata

La storia dell’isteria ha un suo senso nella vicenda psichiatrica mondiale e in quella spirituale occidentale. Una delle tappe di questa evoluzione collettiva della contraddizione in termini personali, di questo falsato mimetismo delle emozioni, di questo deserto della cognizione, di questo stratagemma spettacolare con cui l’individuo domanda aiuto aggredendo preventivamente chi può aiutare – l’isteria 2.0, dunque, ebbe una data di nascita, che a oggi appare arcaica, nemmeno vintage, nondimeno risultando attualissima.
Era il 2007, la Facebook.izzazione del pianeta era di là da venire. Un fan di Britney Spears apparve in video nella Rete presocial: gender fluid, pettinatura e contegno da emo, un ragazzo postgrunge e prehypster, si mise a piangere worldwide. Il ciuffo scomposto e quasi platinato svolazzava scomposto in pixel, nello streaming antico di chi veniva da Netlog ed era destinato alle stories Insta. Piangeva, urlava, stridulo, inequivocabilmente alterato in una modalità ai tempi ignota, a cui presto ci si sarebbe abituati più o meno dolorosamente: la forma perspicua della nostra contemporaneità attuale e, ciò che si teme, dominante per il prossimo futuro. Si disperava, questo pargolo adulto 2.0, perché la sua cantante prediletta veniva attaccata dal popolo del web alla ricomparsa sulle scene. Considerazioni e sillogismi, alieni da qualunque logica e dal comune buon senso, venivano urlati in faccia a chi, pure con sconcerto, era costretto a misurare il salto antropologico a cui si andava incontro tutti insieme.

La retorica della condivisione, dell’empatia e della resilienza, ovvero il sistema morale e psichico espresso dall’epoca dei like, lasciava spazio a uno sconcertante irrealismo, a un ributtante vuoto emotivo, a un crollo dei saperi e di tutto ciò che l’era analogica aveva presentato come stabile e conforme a una norma sociale realmente condivisa. D’un tratto, tutto ciò andava a zero, mentre l’adulto piccino faceva scricchiolare, con il suo pianto inaccettabilmente narciso, un principio che aveva costituito la civiltà occidentale per millenni: veniva meno l’io, veniva meno il principio di non contraddizione, veniva meno l’umano presapiens e anche quello sapiens e pure quello sapiens-sapiens, rurale e metropolitano. Si annunciava una nuova forma, manifestandosi sin da principio intera e totalmente data, bidimensionale, pneumatica, priva di confronto con l’esperienza tetragona che l’umanità aveva fatto della storia.
Dodici anni dopo, ecco la medesima forma, priva di incremento storico o di qualsiasi processo evolutivo, ma capace di presentare in modo più acuto e costoso il conto di un tempo ferocemente proteso verso una forma umana trasformata, rinnovata e, di fatto, limbica, purgatoriale. Jessy Taylor, per nulla influencer ma che si crede influencer, pubblica un video su YouTube in cui si mostra isterica e dunque piangente, disperata perché il suo account Instagram è stato rimosso e lei non può tollerare di vivere lavorando. Un lavoro vero dalle 9 alle 17 è inaccettabile, per questa vestale del 4.0. “Smettetela di cancellare il mio account Instagram, è troppo doloroso!” singhiozza e ulula Jessy Taylor, 21 anni da Los Angeles. E: “Io non sono nulla senza i miei followers, non sono nulla senza i miei followers! Sono venuta a vivere a L.A. perché voglio stare su Instagram!” strilla la ragazza, che afferma di non essere qualificata per nessun lavoro e di avere soltanto due esperienze professionali: in un McDonald’s e come “prostituta”. Praticamente, una serie Netflix in dieci minuti di talent monocratico, privo di giuria, in cerca di crowdfunding, allineato alla consistenza light della realtà sotto evaporazione digitale.
Questa antropologia è possibile soltanto in un regime di benessere economico ciclopico. Le civiltà in decadenza, si sa, elaborano forme colossali per leggerezza e inconsistenza. Questa Bartleby della fase avanzata del capitalismo va letteralmente intesa. Bisogna meditare gravemente sulla verità che enuncia. Dice a chiunque (chi sarebbe il soggetto in ascolto?): io non sono nessuno, io non sono niente. Gli altri costituiscono al massimo un asset economico. Si pratica un’indistinzione tra umanità e soldi: l’unità di misura fondamentale di questo stratosferico mercimonio è detta “follower”. La distanza dalle cose è abissale. Le cose sono: la puzza unta del McDonald’s, le ore passate a incartare polpette (ché gli hamburger non smettono di essere questo: polpette) e, non tanto a sorpresa, il sesso a pagamento. La società che elabora come sintomi PornHub e il fordismo gastronomico delle catene fast food è, a conti fatti, ricchissima. Il lavoro come valore è in stato di soppressione, diviene nube gassosa, ma di un gas esilarante che, appena smette l’effetto, fa crollare gli euforici in una depressione ansiosa verticale, che impanica la realtà 0.0 e risveglia i soggetti alla visione dell’arido vero: una landa di opportunità sfumate, la desertificazione dell’illusione spettacolare, il crollo dei big data nel buco nero dei numeri primi e della solitudine che li accompagna.
Sarebbe facile assumere i toni del piccolo moralista, sarebbe semplicistico rivendicare la serenità di chi ha a lungo atteso sulla riva del fiume di vedere transitare a mollo il cadavere del privilegio più irrealistico della storia umana. Così, anche, sarebbe atto di leggerezza imperdonabile sorridere di fisionomie piegate sotto il giogo della necessità. E’ forse più utile pensare che in questa sagoma fantasmatica, rinchiusa nella penombra di una stanzetta, in attesa che il successo infragilisca ulteriormente la sua struttura morale già abbastanza impalpabile, il proletariato si schianta sotto il peso di un incubo sognato dall’élite. La società Elysium teme che questa homeless digitale faccia il suo ingresso nei quartieri alti del globo 2.0? I billionaire del presente non arrivano a una vita onirica tanto veritiera e rivelatrice. E tuttavia in questi frame video si gioca qualcosa di più puro e drammatico: la consistenza di un umano che sta subendo un alto voltaggio delle proprie strutture e dei modi millenari con cui quelle strutture si esprimevano, individualmente e socialmente. E’ sufficiente chiedersi cosa sia l’idea di Dio per questa animula vagula blandula: si capirà che siamo ben oltre le tre dimensioni, assai prossimi a una riforma completa della geometria, nel mare aperto di un’avventura di specie, nella piena realizzazione della profezia a cui il capitalismo condannava da sempre la consistenza della storia umana su questo trascurabile pianeta.
Siamo i benvenuti nel paradosso dell’estinzione, che è l’unica possibilità per cui una forma di umanità rivoluzionata finisca per trionfare ovunque, a partire dallo spazio mentale tra due giovani tempie a Los Angeles, California.

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