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Fenomenologia di Elettra Lamborghini

Non presenta L’Eredità: la eredita proprio. Elettra Lamborghini è l’influencer che rappresenta il nuovo tempo e il nuovo mondo.

In una delle prime apparizioni televisive mainstream, che lasciarono estatici e anche a oggi non smettono di farlo, Elettra Lamborghini si annunciò al mondo come esperta di Se Stessa.
I caratteri mariani dell’apparizione venivano confermati dal successo della medesima: era come se un’annunciazione fosse stata pronunciata nel momento stesso in cui si partoriva la natività. Il calibro messianico di Elettra Lamborghini avveniva nel momento in cui la notorietà, nazionale e internazionale, non le era sconosciuta. Nel mito classico Elettra tenderebbe a vendicare il padre, mentre nel mito contemporaneo lamborghino il personaggio principale è il nonno. Che non si chiamava Agamennone, ma più prosaicamente Ferruccio. Era l’ideatore e il costruttore dei bolidi Lamborghini, una sorta di Elon Musk emiliano, che faceva la Tesla dei tempi che furono e ce l’aveva su con un corregionale che faceva il suo stesso mestiere, cioè Enzo Ferrari. La dote principale di Elettra Lamborghini è dunque la dote, ovvero quello che porta in dote: il patrimonio di una nipote Lamboghini, un nonnimonio dunque.

Versatile (fa qualunque cosa, purché non comporti l’esacerbazione che si prova davanti a un proletario qualsiasi), ubertosa (le sue curve sono esibite, sballottate, discusse, come mostra il rapporto fusionale con il seno prorompente, che lei stessa ha definito curioso e che quindi si affaccia oltre il parapetto), geniale (nell’accezione che l’aggettivo ha assunto dopo essere stato digitato miliardi di volte da chiunque sui social nell’ultimo lustro), selettiva (si tratta sempre di scegliere tra Beluga e uova di lompo colorate col nero di seppia), Elettra Lamborghini non si sa quando ha incipit e nemmeno quando otterrà un esito. Incarna una di quelle folgorazioni che hanno fatto la storia dello spettacolo, la società dello spettacolo, lo spettacolo naturale e anche quello innaturale.


L’emersione a mainstream per quanto concerne l’Italia, come si diceva, avviene con la seconda stagione di “#Riccanza”, l’eccezionale reality dei reality eccezionali, che insieme a “Jersey Shore” ha ricollocato MTV in una nuova dimensione della teologia (Lamborghini Elettra ha fatto pure lo spinoff di “Jersey Shore”).

Il format era ed è semplice: si seguono le giornate di pargoli d’oro, giovanissimi che conducono esistenze di scialo stratosferico e di supremi evitamenti della noia, tra traslochi in loft del Bosco Verticale e feste comandate dalla sovrabbondanza di grano. La scena madre, in cui si manifesta l’ardore di cui Elettra Lamborghini è incarnazione superna, avviene di fronte a uno specchio. “#Riccanza” è di per sé uno specchio, ma qui si va oltre, qui si fa di una superficie riflettente un dispositivo di maieutica platonica, una confessione superagostiniana, un ok corral lacaniano.

Di fronte allo specchio, Elettra Lamborghini mostra tutto il suo spessore umano, dà rappresentazione al dubbio che erode l’umano e che culmina nelle quaestiones tommasee: si è fatta praticare 42 piercing e adesso tutti e 42 la hanno stancata, perché sono sempre la solita cosa, sono diventati banali e bisogna variarli. Come fare? Col gemmologo di fiducia. Bisogna farsi somministrare una consulenza mirata da questo professionista che presso le migliori famiglie esercita un grado quasi evangelico di saggezza di confidenza. L’incontro col gemmologo di fiducia avviene nella hall di un hotel a diciotto stelle. L’uomo è pacato, nonostante ricordi vagamente Minniti o il capitano Picard di “Star Trek”. La voce è felpata e il tono rassicurante. Il catalogo è questo: si possono rinnovare i piercing con rubini o diamanti, ma, certo, i diamanti sono trasparenti.

Non è un dialogo tra professionista e cliente facoltosa: è una forma di messianismo e apostolato, è la santa trinità a cui manca una persona, è l’evoluzione materiale e istantanea di vent’anni di consulenza filosofica. Elettra Lamborghini è scettica e desidera che i diamanti siano rubini. Il gemmologo suda freddo, incrina l’espressione con un sorriso che è ben noto in tutte le corti mondiali dai tempi dei faraoni a oggidì, la schiena si incurva percettibilmente, lo sguardo vagola in cerca di appoggi e quindi si pronuncia la sentenza: possiamo colorare di rosso i diamanti. Non è sufficiente: Elettra Lamborghini ha fretta. E’ possibile averli entro un mese? L’uomo non vacilla più, perché, quando si è svenuti sul pavimento, non si vacilla affatto. “Proviamoci” si ascolta provenire da distanze gemmologiche remote. Elettra Lamborghini è felice, perché le sue intuizioni hanno evidentemente ragione sul principio di realtà. Anzi: Elettra Lamborghini è colei che, alla fine dell’era della televisione e all’inizio dell’epoca di qualunque cosa, testimonia che il principio di realtà non esiste e non deve esistere.

Prendiamo l’arte canora. Non è più arte, e va bene. Non è più canora, e va bene. Non è più proprio, e questo va già meno bene. Al di là di una simile constatazione, esiste Elettra Lamborghini. Il suo singolo “Pem Pem” conta, al momento in cui si sta scrivendo questo articolo, 103.021.564 visualizzazioni. Ciò che Elettra Lamborghini comunica al mondo intero con il celebratissimo pezzo è questo: “Pemperepé Pempèm”. Il fatto è appunto che Elettra è anzitutto il disvelamento di una realtà fatta in un modo peculiare e tutto 4.0: è una influencer mondiale, che ha fatto perno sulla sua azione in Sudamerica, per sbarcare in Italia e prendere lo Stivale. Al momento, nonostante i numeri le siano a sfavore, tra Elettra Lamborghini e Chiara Ferragni non c’è partita: sta prendendo tutto l’ereditiera automobilistica. Il segreto del suo influencing è il motivo per cui Elettra Lamborghini è destinata a prevalere su chiunque, perlomeno al momento. Il fatto è che la giudice di “The Voice of Italy” esibisce un talento preciso e un’abilità impensabile: sapere come nessuno al mondo il non-fare. Non è che sappia fare bene qualcosa o pratichi una disciplina in modo più o meno virtuoso.

Nulla di tutto questo. Elettra Lamborghini accade. Il fatto di accadere è la sua specialità e, a questi giorni, probabilmente c’è soltanto Paris Hilton più brava di Elettra Lamborghini a essere infallibile nell’accadere e basta. Il fidanzamento con il dj olandese Afrojack sarebbe già una traccia esistenziale, un elemento storico, una peculiarità – e per questo rischierebbe di diventare qualcosa di ignorabile. (Va detto che il fil rouge che lega la star emiliana a Paris Hilton è proprio il dj dei Paesi Bassi, che anche con l’altra più matura ereditiera pare che abbia avuto un flirt). Il fatto invece che Afrojack e la nipote Lamborghini faranno “figli dai nomi strani, non Giulia o Francesco”, come è stato dichiarato, comporta che cento milioni di utenti stiano lì ad attendere concepimento e parto in una sospensione perfetta, priva di contenuto, sublime in quanto spirituale (e l’aggettivo non è ironico).
Cosa è necessario per diventare la regina del reggaeton italiano? Quale enorme e profonda specializzazione è richiesta per ereditare qualcosa? E’ davvero utile o imprescindibile la competenza psicologica per “fare un programma in cui aiuto l’autostima delle persone”? A tutto questo Elettra Lamborghini dà una risposta definitiva, incontrovertibile, cartesiana: per essere tutto non serve nulla, deve servire il nulla.

Il nuovo tempo è lei e lei ha tutto il tempo per crearlo.

Elettra Lamborghini con il suo attuale compagno, il dj Afrojack.

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