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Caltagirone infernale

pamelaprati

Da settimane l’Italia è ossessionata dalla vicenda del fidanzato fantasma della showgirl. Da Giulio Cesare a Barbara D’Urso, la solita storia: la storia più stupefacente che c’è.

L’era della Nuova Televisione, e quindi della Nuova Italia, ha una data di inizio. È il 28 dicembre 2018. La storia registra un violento mutamento. Pamela Prati, all’anagrafe Paola Pireddu da Ozieri (Sassari), noto volto dell’immane e sempiterno star system italico, interviene presso il confessionale più intimo e riservato della nazione, cioè “Domenica Live” di Barbara D’Urso, e pronuncia parole che segnano la vicenda collettiva: “Ho incontrato il grande amore. Ci ho messo una vita, ma ho incontrato finalmente l’uomo che aspettavo da sempre. E ora per me non esiste il passato, esiste solo il presente e il futuro. Ed esiste soprattutto lui”.

La platea italiana è sbalordita, pietrificata. Il compagno della storica prima ballerina del “Bagaglino” si chiama Marco Caltagirone, detto Mark, è un abbiente imprenditore edile e con Pamela Prati sta da otto mesi. Insieme hanno già adottato due bambini. In pratica, sotto Natale, Pamela rivela un’ulteriore natalità, che, come il precedente e sacro antecedente, è una super adozione. Con questa carica mariana, la showgirl garantisce che il futuro si è insinuato nelle pieghe del presente e che ha un nome preciso, da subito popolarissimo: Mark Caltagirone. Secondo la promessa moglie è nato a Roma il 10 luglio 1965.

Questo annuncio scatena la reazione immediata dei connazionali, la quale, come si sa, oggi è questo: Google. Una miriade di richieste all’algoritmo di Mountain View rendono popolare la ricerca “Mark Caltagirone”. Dai server, la risposta è ambigua e agghiacciante: non esistono in Rete tracce del misterioso e quindi conturbante imprenditore. In preda a un delirio che vanta molte imitazioni nel passato e nessuna nel presente, come se il popolo italico si fosse ossessionato con la risoluzione impossibile di un rebus de “La settimana enigmistica”, Mark Caltagirone diviene nel giro di poche ore una sorta di santo graal, di fabuloso unicorno, di entità mitica. C’è chi lo avvista, se ne sussurra nelle segrete stanze, si crea la leggenda aurea. Forse soltanto di fronte alle fumate dal Conclave che deve eleggere il Papa si genera una simile suspense collettiva. Dove si trova Mark Caltagirone? Perché non lo si reperisce né su web né nella vecchia cara realtà tridimensionale?

Il 10 aprile la vicenda si arricchisce di un capitolo cruciale. L’esorbitare televisivo di Barbara D’Urso è un abbraccio seducente e morbido, che avvolge senza interruzione una legione di protagonisti istantanei e dimenticabili, creando un discorso pubblico ammaliante e non privo di devastazioni personali, narrazioni oblique, glorie subitanee, splendori e miserie: un romanzo popolare, che nel corso del tempo si è mangiato la bolla spazio temporale allestita da Maria De Filippi. Nel trionfo delle tinte photoshoppate con cui spariscono i segni dell’anagrafe dai volti degli adepti di questo rito collettivo, a “Live-Non è la d’Urso” si propone una videointervista a Pamela Prati, che difende il pudore e la discrezione del suo Mark Caltagirone, il quale ha tutti i diritti di fare l’esatto contrario di quanto compie la sua promessa sposa: stare dietro le quinte, non apparire. A surrogare la tesi dell’esistenza in vita di Mark Caltagirone, intervengono le agenti della Prati medesima, le quali confermano e attestano che il leggendario imprenditore esiste eccome. Il vasto pubblico accoglie questa certificazione con un sospiro di sollievo, che crea un sisma lungo la dorsale dello Stivale.

Si balza a un ulteriore approfondimento del caso, che nel frattempo ha conquistato una rilevanza mediatica assoluta e potrebbe tranquillamente aprire ogni edizione di qualunque TG, tranne quello condotto da Mentana. Di fronte a un’intensa Silvia Toffanin, la Pamela nazionale concede l’esclusiva alla moglie di Pier Silvio Berlusconi: soltanto le telecamere di “Verissimo” potranno riprendere la cerimonia nuziale. Vengono denunciate indebite pressioni, Pamela Prati minaccia querele. I toni incominciano a virare verso i cromatismi del dramma, della tragedia sofoclea. Come un’Antigone riedita al tempo di Instagram, Pamela Prati è nata per amare e subisce l’affronto del mondo, la messa in mora per le sue radicate e veridiche convinzioni, per i suoi indefettibili sistemi morali, strenuamente difesi, a costo della propria incolumità pubblica. Mark Caltagirone non è un espediente “per tornare in auge”, reclama l’artista. Egli esiste.

Esiste a un punto tale, che si manifesta. Il giorno in cui si festeggiano il lavoro e i lavoratori, il primo maggio, in diretta nel contenitore di Barbara D’Urso irrompe una telefonata che sconvolge i destini geopolitici della nazione: “Buonasera, sono Marco Caltagirone. L’8 maggio sposerò Pamela Prati. Non posso apparire prima delle nozze perché ho un accordo di esclusiva”. Si procede all’istante a una perizia fonica, si giunge alla conclusione che la voce sia falsificata. E poi e poi: perché Cristiano Malgioglio, a una settimana dalle nozze della sua amica, non ha ancora ricevuto l’invito?

Si arriva alla data fatidica e del matrimonio non pare esserci traccia. La pressione è enorme, il popolo non è bue e vuole sapere, pretende la sua libbra di carne. Pamela Prati è costretta a intervenire con una story su Instagram, dove dichiara che l’annuncio lo deve dare lei, mettendoci la faccia. Tutti vogliono metterci la faccia, milioni di facce si vogliono mettere, non si sa dove e non si sa perché, ma l’epoca è questa ed esercita i suoi immani poteri, le sue costumanze, le sue moralità. Nel bailamme è costretta a intervenire una delle agenti di Pamela: si chiama Pamela pure lei, di cognome fa Perricciolo, conferma che le nozze sono annullate e getta nell’ansia l’arco costituzionale, annunciando che “Pamela sta male, ha perso non so quanti chili, ha bisogno di riposare e Marco, che si trovava all’estero, sta tornando in Italia per starle accanto. Il matrimonio si farà più in là, ma la data non è ancora stata fissata”.

Tre giorni dopo la data del matrimonio disdetto, si torna a “Verissimo”. È una scena madre che ci ricorda l’utilizzo smodato della madre di Pasolini nel “Vangelo secondo Matteo”. Subissata dalle richieste di mostrare almeno una fotografia che ritragga il fantasmatico Mark Caltagirone, Pamela Prati crolla, fugge dallo studio, ci ripensa, rientra sotto i riflettori, ci informa che lo sposo non fa parte del mondo dello spettacolo.

Un’altra agente della presentatrice interviene autorevolmente. È Eliana Michelazzo, ex “Uomini e donne”, confessa di avere paura, fuori da casa si è ritrovata una confezione di acido. Ritratterà, ammettendo che forse si trattava di acqua e sapone. Toffanin definisce il tutto una barzelletta che non fa nemmeno ridere. Ma gli italiani non vogliono ridere, desiderano piuttosto illudersi in modo disilluso e poi sparlare, è un’antica legge che da Dante e Machiavelli arriva direttamente a Gerry Scotti.

Un colpo di scena improvviso: Georgette Polizzi abbandona l’agenzia di Pamela Prati. Se non si è scossi da questa notizia, si pecca di conoscenza o di empatia umana. Georgette Polizzi è una ex concorrente di “Temptation Island”: non è roba da poco. Anche Georgette ci ha messo la faccia. Ha difeso più volte Pamela nostra, ma poi ha smentito tutti e se stessa, dichiarando chiaro e tondo che lei, Georgette, all’esistenza di Mark non ci crede.

Siamo tra Shakespeare e il Gabibbo. Pamela Prati pendola tra presenza e fuga nel salotto di Barbara D’Urso, non presenta prove provate, si tende, è erosa nell’anima e nei tendini. Le tenebre la inghiottono. Il Paese è scosso.

Finché tutto non si scioglie, come neve al sole o come bolo in acido gastrico. Eliana Michelazzo, dell’agenzia Aicos Management, di nuovo interviene autorevolmente. Dice di avere mentito, sostiene di non avere mai incontrato Mark Caltagirone, ritiene che egli non esista. E aggiunge una sofferta e credibile confessione personale, che deve mettere all’erta chiunque sull’infingardia dell’epoca in cui viviamo: “Io sono stata la prima vittima di questo sistema. Da dieci anni ho un fidanzato fantasma, Simone Coppi, solo ora ho aperto gli occhi: mi mandava foto, messaggi, un anello, mi sono tatuata il suo nome. Adesso, ascoltando le storie delle altre vittime, ho capito la verità: non esiste”. Sono affermazioni di un certo peso. Tremano le vene ai polsi. Anche alla suddetta Eliana Michelazzo,: “Dopo questa mia confessione ho paura, non voglio avere contatti con nessuno, dovrei andare all’estero o in un posto isolato dal mondo come un convento o la casa di ‘Grande Fratello’”. Alè.

Ci si avvia mestamente al termine della non mesta vicenda. Pamela Prati interviene ancora alla trasmissione condotta da Silvia Toffanin e ammette di non credere all’esistenza di Mark Caltagirone. Denuncia di essere stata plagiata. Quanto ai bambini in affido, ne avrebbe incontrato soltanto uno e soltanto una volta. Un affido a sua insaputa.

Lungi dalla dimostrazione di un’inesistenza, clamorosa e pervicacemente insistita, la storia di Mark Caltagirone conferma qualunque cosa, dalla struttura della favola secondo Propp al buco con la menta intorno, dal logorìo dei tempi moderni alla cospirazione contro il genere umano di Thomas Ligotti, da Eliana Michelazzo ai capelli di Cristiano Malgioglio. È una storia di fantasmi, è un “Giro di vite” su piccolo schermo, un “The others” in cui rimane prigioniera una civiltà e anche un’inciviltà, un’odissea nello spazio e nella spazza. È la via all’incubo italiano, che si mangia a colazione quella del sogno americano. È l’avanguardia di un tempo, di tutto il tempo, da Giulio Cesare a Martina Nasoni. Nessuno al mondo potrà insidiarci questo primato. Nessuno al mondo insidierà mai il primate italiano.

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