ATTUALITÀ

Psicologia, Nevi (FI): «Atenei telematici e studenti penalizzati. Rivedere decreto»

Raffaele-Nevi

«La scelta dell’ex ministro va nella direzione opposta a quella di un processo di rinnovamento e innovazione dei percorsi di studio».

Tutto è iniziato il 10 gennaio 2020, quanto il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha pubblicato sul proprio sito un comunicato in cui dichiarava la fine dei corsi di laurea triennale e magistrale di Psicologia delle università telematiche, in quanto «assolutamente incompatibili con la natura sanitaria della professione».

Un annuncio che ha fatto scoppiare la polemica, reso possibile dal decreto legge Lorenzin del 2017, on il quale la professione di Psicologo ha ottenuto la qualifica a professione sanitaria, e alla successiva produzione del decreto ministeriale del 23/12/19, firmato dall’ex Ministro dell’Istruzione Fioramonti, che ha reso il corso di Psicologia a frequenza obbligatoria e quindi incompatibile con gli atenei telematici.

Se la Corte dei Conti e il Consiglio di Stato dovessero confermare il divieto per le università di gestire corsi di Psicologia in e-learning, il decreto che per ora non è ancora attuativo lo diverrebbe solo dall’anno accademico 2020/’21 ed esclusivamente per le nuove immatricolazioni. In ogni caso, l’intervento del Ministero rischia di risultare l’ennesima occasione persa di riordino, soprattutto per una realtà che in soli dieci anni ha visto aumentare le immatricolazioni da 20mila a 82mila e i laureati da 2mila a 13mila.

Pronta però la risposta dell’On. Deputato Raffaele Nevi (Forza Italia) che, in una nota del 21 gennaio, dichiara: «Tre giorni prima delle dimissioni, l’ormai ex ministro Fioramonti ha sfornato un decreto che di fatto taglia fuori, dal prossimo anno, le università telematiche dall’insegnamento a distanza di alcuni corsi di laurea, tra cui quella in Psicologia. Una scelta questa dell’ex ministro che va nella direzione opposta a quella di un processo di rinnovamento e innovazione dei percorsi di studio.

A subire maggiormente le conseguenze di questo decreto saranno gli atenei telematici, i docenti e gli studenti, ma anche chi ha già conseguito il titolo di studio e rischia di vederlo svalutato. Con questo decreto infatti le università telematiche legalmente riconosciute saranno relegate ad un livello inferiore, rispetto alle università convenzionali. Ritengo invece che oggi la formazione a distanza sia fondamentale per le aspirazioni culturali e professionali di tutti coloro sono impossibilitati a raggiungere la sede della facoltà. Per questo annuncio che ho presentato un’interrogazione a mia firma in Commissione Cultura della Camera dei Deputati per chiedere al Ministro dell’Università e della Ricerca di rivedere questo decreto e di istituire un tavolo di confronto con i soggetti interessati dal provvedimento».

Ospite di Radio Cusano Campus, Nevi entra nel merito della questione: «Purtroppo questo non è un decreto che va a penalizzare solo gli atenei, il che sarebbe già gravissimo, ma purtroppo penalizza soprattutto gli studenti che si sono formati già negli atenei telematici. E ce ne sono 11 di università non statali telematiche legalmente riconosciute in Italia, che hanno pari dignità rispetto alle altre università visto che sono state riconosciute con decreto ministeriale del 2003 ai sensi della legge 289 del 2002 proprio sotto il governo Berlusconi e accreditate dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca per l’attivazione di corsi di laurea e il conseguimento di titoli di studio aventi valore legale in tutto e per tutto equivalenti a quelli rilasciati dalle università tradizionali.

Quindi qui ci troviamo di fronte a un provvedimento che di punto in bianco (e questa è una cosa gravissima che non era mai successa prima) pone degli studenti che si sono laureati o che si stanno laureando in una condizione di studenti di serie B, cosa inaccettabile veramente per gli sforzi, per i sacrifici e per le spese che hanno sostenuto questi studenti. E quindi questa è la prima cosa gravissima. Dopodiché il decreto interviene anche a minare la programmazione, gli investimenti, i contratti dei professori che insegnano queste materie nelle università telematiche, con gravi danni economici e anche sociali, perché se il Ministero non si fermerà, le università telematiche saranno costrette a chiudere questi corsi e licenziare questi professori. Quindi, ecco, la cosa è ben più grave di quello che appare».

L’intera intervista è disponibile QUI in versione podcast.

Contattaci
SHARE
RELATED POSTS
Alfonso Lovito a Mattino Cinque: Come studiare ai tempi del Covid-19
Il taglio dei parlamentari diventa legge
Trasformare la crisi in opportunità. La Proposta del professor Margarita