Una giornata di studio presso l’Università eCampus tra interpretazione, creatività e nuove sfide dell’AI
Come interpretare l’intelligenza artificiale in una società nella quale diritto, creatività, comunicazione e decisione umana risultano sempre più intrecciati? È una domanda che riguarda non soltanto il futuro della tecnologia, ma il modo stesso in cui comprendiamo la persona, le relazioni sociali e le categorie fondamentali del sapere contemporaneo.
Da questa esigenza di confronto è nato il seminario “Intersezioni contemporanee. Diritto, arte e neuromarketing nell’era dell’intelligenza artificiale”, svoltosi presso la sede di Novedrate dell’Università eCampus il 19 maggio 2026 nell’ambito del Corso di Dottorato in Medium e Medialità.
L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di dialogo interdisciplinare tra studiosi provenienti da differenti realtà accademiche italiane, professionisti e studenti, accomunati dall’interesse verso le trasformazioni generate dall’intelligenza artificiale nei sistemi giuridici, culturali e comunicativi contemporanei. Ulteriore riconoscimento del valore scientifico e formativo dell’incontro è giunto dall’Ordine degli Avvocati di Como, che ha riconosciuto il seminario ai fini della formazione professionale forense.
Una giornata intensa e partecipata, costruita attorno a una convinzione condivisa: l’intelligenza artificiale non può essere compresa attraverso una sola disciplina, ma richiede uno sguardo capace di tenere insieme diritto, arte, neuroscienze, comunicazione e responsabilità sociale.
L’apertura dei lavori: il valore dell’interdisciplinarità
Ad aprire il seminario sono stati i saluti istituzionali del Coordinatore del Corso di Dottorato in Medium e Medialità, Prof. Francesco Napoli, che ha sottolineato il valore strategico di percorsi di ricerca orientati alla costruzione di connessioni tra ambiti disciplinari differenti, capaci di interpretare criticamente le trasformazioni culturali e tecnologiche della contemporaneità.
Nel suo intervento, il Prof. Napoli ha evidenziato come il ruolo dell’università sia oggi sempre più quello di promuovere spazi di confronto nei quali sapere giuridico, riflessione umanistica e innovazione tecnologica possano dialogare in maniera aperta, contribuendo a formare strumenti interpretativi adeguati alle sfide del presente.
A seguire, il seminario — organizzato dal Prof. Giovanni Liberati Buccianti, responsabile scientifico dell’iniziativa — è stato introdotto e moderato dallo stesso docente, che ha delineato gli obiettivi dell’incontro, evidenziando la necessità di affrontare il fenomeno dell’intelligenza artificiale attraverso una prospettiva realmente interdisciplinare, capace di interrogarsi non soltanto sulle potenzialità tecniche dell’AI, ma anche sulle sue implicazioni giuridiche, etiche, artistiche e sociali.
Nel presentare i lavori, il Prof. Buccianti ha sottolineato come le sfide poste dall’intelligenza artificiale richiedano oggi strumenti interpretativi nuovi, fondati sul dialogo tra discipline e sulla capacità di costruire connessioni tra mondi apparentemente distanti, ma sempre più interdipendenti.

Il diritto come arte sociale: il ruolo dell’interprete nell’epoca dell’AI
La Prof.ssa Arianna Alpini (Università degli Studi di Siena), con la relazione “Il diritto come arte sociale e il ruolo dell’interprete”, ha proposto una riflessione di particolare profondità teorica sul significato dell’interpretazione giuridica nel tempo dell’automazione decisionale.
Muovendo dall’idea del diritto come “arte sociale”, l’intervento ha mostrato come il diritto non possa essere ridotto a un insieme statico di norme da applicare meccanicamente, ma debba essere considerato una pratica viva, continuamente costruita attraverso il lavoro interpretativo del giurista. Il diritto, in questa prospettiva, è relazione, responsabilità e ricerca di senso, oltre la semplice dimensione tecnica dell’applicazione normativa.
Particolarmente significativa è risultata la riflessione sul ruolo insostituibile dell’interprete umano davanti alla crescente diffusione di strumenti di intelligenza artificiale. Se l’algoritmo può supportare il lavoro giuridico attraverso strumenti predittivi e capacità di elaborazione, esso non può tuttavia sostituire ciò che caratterizza propriamente l’agire umano: la libertà di orientare l’azione verso fini, la responsabilità della decisione e la sensibilità necessaria a tenere insieme principi costituzionali e concretezza del caso.

A rendere particolarmente concreta la riflessione sono stati anche alcuni esempi applicativi di forte attualità, tra cui il tema della capacità del minore nell’ambiente digitale, con riferimento alle nuove forme di autodeterminazione online e ai problemi giuridici legati alla protezione della persona minorenne nell’ecosistema delle piattaforme digitali. Ugualmente significativa è stata la riflessione sulla responsabilità dei professionisti intellettuali, chiamati oggi a confrontarsi con strumenti tecnologici sempre più avanzati senza rinunciare alla propria autonomia valutativa e alla responsabilità della decisione.
L’intervento ha così restituito un messaggio di forte attualità: proprio nell’epoca dell’AI, il giurista è chiamato non a rinunciare alla propria funzione, ma a rafforzarla, custodendo quella dimensione interpretativa che rende il diritto autenticamente umano.
Creatività e intelligenza artificiale: chi è autore nell’epoca generativa?
La Prof.ssa Anna Carla Nazzaro (Università degli Studi Internazionali di Roma), con la relazione “Creatività e intelligenza artificiale”, ha affrontato uno dei temi più complessi e attuali del dibattito contemporaneo: il rapporto tra produzione creativa e sistemi generativi.
Attraverso casi concreti e fortemente attuali, l’intervento ha mostrato come l’AI stia ridefinendo il concetto stesso di creatività, trasformando il rapporto tra autore, opera e tecnologia. Particolarmente interessante il riferimento al Festival di Sanremo e all’utilizzo di Scent Flower, assunto quale esempio emblematico delle nuove contaminazioni tra produzione artistica e strumenti generativi, in cui il confine tra supporto tecnologico e creatività autenticamente umana appare sempre più sottile.
La riflessione si è poi concentrata sulle differenti modalità di tutela giuridica delle opere create mediante intelligenza artificiale, evidenziando le profonde divergenze tra i modelli adottati nei principali sistemi giuridici contemporanei.
Nel modello europeo, fortemente ancorato alla centralità dell’autore-persona, permane una tutela fondata sul requisito dell’apporto creativo umano. Negli Stati Uniti, prevale una prospettiva più pragmatica e funzionale, pur mantenendo limiti significativi al riconoscimento di opere prive di intervento umano sostanziale. Diversamente, la Cina sembra orientarsi verso modelli maggiormente aperti alla protezione dei contenuti generati artificialmente, in coerenza con una strategia di forte sviluppo tecnologico e competitivo.
L’intervento ha così lasciato aperta una questione destinata a diventare sempre più centrale: chi è davvero autore nell’epoca dell’intelligenza artificiale generativa?

Neuromarketing computazionale e decisione algoritmica
Di particolare attualità si è rivelato l’intervento del Prof. Marcello D’Ambrosio (Università degli Studi di Salerno), dedicato all’“Analisi neuro-giuridica del marketing computazionale”.
La relazione ha approfondito il rapporto tra neuroscienze, profilazione algoritmica e processi decisionali, mostrando come le tecnologie intelligenti siano oggi capaci di influenzare comportamenti, desideri e preferenze attraverso sofisticati modelli predittivi.
L’intervento ha aperto interrogativi di grande rilievo etico e giuridico: fino a che punto l’algoritmo può orientare le scelte individuali? Dove si colloca il confine tra personalizzazione e manipolazione? E soprattutto, quali strumenti normativi possono garantire la tutela dell’autonomia della persona nell’ambiente digitale?
Le parole dell’arte: immagini, diritto e nuovi linguaggi della contemporaneità
A concludere il percorso di riflessione è stato il Prof. Salvatore Santuccio (Università degli Studi di Camerino), con la relazione “Le parole dell’arte”, che ha intrecciato esperienza personale e professionale, cultura visuale e riflessione giuridica, soffermandosi sul rapporto tra immagini, comunicazione e diritto.
Particolarmente suggestiva la riflessione sulle contaminazioni tra immagine e diritto, in una società nella quale la comunicazione visuale assume una centralità crescente anche nei processi di accessibilità delle informazioni giuridiche e nella comprensione delle regole.

In questo contesto, il pittogramma è stato individuato come probabilmente il linguaggio più utilizzato e universalmente riconoscibile al mondo: una forma di comunicazione immediata, intuitiva e “user friendly”, capace di superare barriere linguistiche e culturali e di rendere immediatamente comprensibili contenuti complessi.
L’intervento ha così aperto una riflessione particolarmente attuale: in una società dominata da immagini, piattaforme e interfacce intelligenti, anche il diritto è chiamato a ripensare le proprie forme di comunicazione, interrogandosi su come rendersi realmente comprensibile e accessibile.
Una didattica viva: partecipazione in ambiente ibrido
Uno degli aspetti più significativi della giornata è stato il forte coinvolgimento dei partecipanti, reso possibile anche dalla dimensione ibrida tipica dell’esperienza eCampus, capace di integrare efficacemente presenza fisica e partecipazione a distanza.

Numerosi sono stati infatti gli interventi, le domande e le osservazioni provenienti sia dall’aula di Novedrate, sia dagli studenti e partecipanti collegati da remoto, a conferma della capacità dell’ambiente digitale di favorire un confronto autentico e dinamico.
Particolarmente apprezzata è stata la partecipazione degli studenti di diritto privato, che, tanto in aula quanto online, hanno animato il dibattito con quesiti puntuali e riflessioni stimolanti, contribuendo ad arricchire il confronto scientifico in una logica realmente partecipativa.
Oltre il seminario: costruire connessioni
Più che un semplice appuntamento accademico, il seminario ha rappresentato un autentico spazio di dialogo tra studiosi, professionisti e studenti, mostrando quanto sia oggi necessario costruire intersezioni contemporanee tra saperi differenti.
Forse il significato più profondo della giornata risiede proprio nel titolo scelto: Intersezioni contemporanee. Perché il presente sembra chiedere esattamente questo: la capacità di attraversare confini, mettere in relazione competenze e costruire linguaggi comuni.
La domanda, allora, resta aperta: siamo pronti a costruire un’intelligenza artificiale non soltanto efficiente, ma autenticamente umana?







