Le biotecnologie industriali rappresentano uno degli ambiti scientifici più strategici e dinamici del sistema produttivo italiano. Dalla produzione di farmaci ai processi di fermentazione impiegati nell’industria alimentare, il settore richiede professionisti capaci di trasferire i risultati delle ricerche prodotti in laboratorio su scala industriale.
È un comparto produttivo di dimensioni consistenti: secondo i dati di Assobiotec Federchimica del 2022, in Italia operano circa 800 imprese biotecnologiche, con un fatturato superiore ai 13 miliardi di euro ed investimenti in ricerca e sviluppo per più di 1,8 miliardi.
Vediamo nel dettaglio chi è il biotecnologo industriale, le competenze che deve possedere, i settori in cui può operare, gli stipendi medi e il percorso più adatto per diventarlo.
Chi è il biotecnologo industriale
Il biotecnologo industriale è un professionista che applica la conoscenza della biologia molecolare, genetica, biochimica, chimica e bioinformatica allo studio e utilizzo di sistemi viventi, cellule ed enzimi, con l’obiettivo di sviluppare prodotti e processi per l’industria.
Il biotecnologo industriale si occupa dello sviluppo e ottimizzazione dei bioprocessi, della produzione di bioprodotti come enzimi, biocarburanti e alimenti funzionali, del passaggio dalla scala di laboratorio a quella produttiva e del controllo di qualità lungo la filiera intera.
Competenze e settori
Tra le competenze tecniche immancabili per un biotecnologo industriale ci sono una solida preparazione in biologia molecolare, genetica, microbiologia e biochimica, affiancata da conoscenze di ingegneria dei bioprocessi, come fermentazione, utilizzo dei bioreattori e purificazione dei prodotti.
Negli ultimi anni sono sempre più importanti competenze nella bioinformatica e nell’analisi statistica dei dati sperimentali, la conoscenza delle procedure di controllo qualità e delle buone norme di fabbricazione (Good Manufacturing Practice, GMP), nonché la familiarità con la documentazione tecnica e regolatoria. Completa il quadro una buona padronanza della lingua inglese, indispensabile per poter consultare la letteratura scientifica e lavorare in aziende e gruppi di ricerca.
Sono essenziali poi soft skill come capacità di lavorare in équipe multidisciplinari comprendenti biologi, chimici, ingegneri, tecnici di produzione e funzioni regolatorie, nonché la capacità di problem solving, precisione metodologica e comunicazione efficace.
I settori d’impiego sono numerosi, primo fra tutti rimane il comparto farmaceutico e biofarmaceutico, insieme all’industria agroalimentare (in cui le biotecnologie sono applicate a fermentazioni, ingredienti funzionali e sicurezza dei prodotti), nella chimica sostenibile e nelle bioenergie, nel settore cosmetico e nella ricerca pubblica e privata.
Quanto guadagna un biotecnologo industriale in Italia
Lo stipendio medio di un biotecnologo industriale in Italia varia a seconda della dimensione dell’azienda, del livello di responsabilità e della zona del Paese in cui operano. Secondo le stime di AlmaLaurea, l’85,2% dei laureati magistrali trova impiego a un anno dal conseguimento del titolo, con una retribuzione mensile netta media di circa 1.500 euro, mentre a cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione raggiunge il 92,3% e lo stipendio medio sale a 1.956 euro netti mensili.
Secondo le stime di Sapere.it, i profili junior all’inizio della carriera hanno una retribuzione lorda annua compresa tra i 25.000 e 30.000 euro, con valori che possono superare i 50.000 euro per i professionisti più esperti o specializzati, specialmente in ambito farmaceutico e industriale.
Studia biotecnologie con l’Università eCampus
Se vuoi lavorare nelle biotecnologie, l’Università eCampus offre diversi corsi di laurea pertinenti.
La laurea triennale in Scienze Biologiche (L-13), in particolare nell’indirizzo Biosanitario e Molecolare unisce discipline di base di tipo matematico-statistico, fisico e chimico-biochimico a insegnamenti di biologia molecolare, genetica, microbiologia, immunologia e bioinformatica, con un orientamento marcato verso gli ambiti biomolecolare e biotecnologico. Il piano di studi comprende esercitazioni di laboratorio in presenza e un tirocinio formativo presso laboratori, aziende del settore biosanitario, biotecnologico e alimentare, enti di ricerca e industrie farmaceutiche. Ai laureati triennali di questo indirizzo è inoltre prevista l’iscrizione all’Albo B dell’Ordine Nazionale dei Biologi (biologo junior), previo superamento dell’Esame di Stato. Clicca qui per vedere il piano di studi completo.
La laurea triennale in Ingegneria Industriale, indirizzo Chimico (classe L-9), forma figure per la progettazione e la gestione di impianti e processi chimici industriali, con sbocchi nei settori alimentare, cosmetico, agricolo e biomedico e negli impianti per la produzione di biocarburanti. Clicca qui per vedere il piano di studi completo.
La laurea magistrale in Scienze della Nutrizione Umana (classe LM-61) approfondisce invece nutraceutici, integratori e alimenti funzionali, legislazione e certificazioni alimentari e igiene degli alimenti, con tirocinio e sbocchi anche in aziende alimentari e farmaceutiche. Clicca qui per vedere il piano di studi completo.
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