È sufficiente un esame andato male affinché, assieme ad esso, precipitino anche le aspettative di mesi di studio. Quasi si vorrebbe mollare tutto, come se quel singolo fuori programma fosse la profezia di un destino ormai segnato. Ma tutto questo è normale?
Sì, è addirittura fisiologico: abbattersi fa parte del gioco, così come rimanere delusi. Ciò a cui dobbiamo opporci è che questi stati d’animo sedimentino, trasformandosi in un blocco a lungo termine. Se imparassimo a trasformare la delusione in carburante, avremmo a disposizione la migliore fonte di energia rinnovabile per i nostri studi.
L’esame è andato male? Amareggiati pure per il risultato, ma circoscrivi il dispiacere a un arco di tempo preciso, oltre il quale non è più ammesso commiserarsi, bensì agire. Per riuscirci, basta rimettersi in movimento anche tra le lacrime, vincendo l’istinto di abbandonarsi sul divano. Se ci riesci, la ricompensa è altissima e porta con sé una lezione fondamentale: un fallimento non definisce il nostro valore.
Come analizzare gli errori e migliorare il metodo di studio
Il passo successivo consiste nel cercare la falla nella propria preparazione. L’esito negativo di una prova universitaria può dipendere da fattori estemporanei: una domanda inaspettata, lo stress da prestazione o un improvviso blackout della memoria. Tuttavia, non si può escludere che l’errore sia a monte, ovvero nell’approccio allo studio.
Rivedere con occhio critico la fase preparatoria è il segreto per fare meglio al prossimo appello. Ripercorri l’esame appena sostenuto e poniti queste domande:
- Su quali argomenti o domande specifiche ti sei bloccato?
- Si è trattato di semplice ansia o avevi vere e proprie lacune concettuali?
- Il materiale di studio scelto era completo ed efficace?
Una volta passata in rassegna la prova, risulterà molto più semplice intervenire su ciò che non ha funzionato.
3 Tecniche di studio efficaci per ottimizzare la preparazione
Per rendere il ripasso più fluido e memorizzare i concetti senza stress, puoi ricorrere a strategie di apprendimento collaudate:
- Tecnica del Pomodoro: Studia per 25 minuti con il massimo livello di concentrazione (senza distrazioni o notifiche dello smartphone), seguiti da 5 minuti di pausa. Ogni 4 cicli, concediti una pausa più lunga di 15-30 minuti.
- Metodo Feynman: Scegli un argomento e prova a spiegarlo a voce alta con parole tue, come se dovessi farlo capire a un bambino di 10 anni. Se ti blocchi o usi un linguaggio troppo articolato per mascherare un dubbio, significa che devi ripassare quel punto.
- Mappe Concettuali e Mentali: Trasforma i capitoli più complessi in schemi visivi ramificati, collegando i concetti chiave tramite frecce, colori e parole legame per stimolare la memoria visiva.
Scaglionare il programma e sfruttare la piattaforma eCampus
Libri alla mano, è il momento di imbrigliare lo sconforto. L’idea di assimilare centinaia di pagine non deve spaventare, poiché il programma può essere scaglionato in micro-obiettivi giornalieri. I concetti sono come il cibo: se ci si abbuffa, si rischia di “rimettere”; l’obiettivo è invece masticare lentamente per assorbire ogni nozione.
Per gli studenti eCampus, la tecnologia rappresenta un alleato fondamentale per recuperare il ritmo:
- “Cherry picking” delle videolezioni: Non occorre rivedere l’intero corso. Vai dritto sui moduli degli argomenti che ti risultano più ostici, guardando e riguardando i passaggi chiave tutte le volte che serve.
- Test di autovalutazione: Usali in piattaforma come simulazioni d’esame per individuare i punti deboli. Sbagliare tra le mura di casa davanti al PC ti permette di non commettere lo stesso errore in sede d’esame.
- Supporto del Tutor universitario: Il tutor è un punto di riferimento da contattare senza farsi scrupoli. Ti aiuterà a riorganizzare il calendario accademico, a pianificare la sequenza ideale dei prossimi appelli e a evitare la sovrapposizione di troppe materie impegnative.
L’università non è una gara: ritrova i tuoi tempi
Tra i tanti consigli, il più importante è questo: la fretta è nemica dello studio. Laurearsi non è una gara di velocità o una disciplina olimpionica; ognuno raggiunge il traguardo con i propri tempi e il titolo di studio non riporta una data di scadenza. Se una scadenza esiste, siamo noi ad averla fissata, e abbiamo tutto il diritto di spostarla.
Quindi, anche se come motto può sembrare poco istituzionale: daje tutta!
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