Non bisogna andare troppo indietro nel tempo per scoprire quale valore avesse il Giorno dei Morti: appena un ventennio fa, questa ricorrenza era un trionfo di misticismo, in cui ognuno conciliava il ricordo di chi aveva perduto e, per un giorno, si lasciava cullare dall’illusione di ritrovarlo. Sì, è vero, si accompagnava anche a un pizzico di mestizia, ma era uno stato d’animo non del tutto sgradevole, che in sé conservava una certa lirica.
È ancora così, ma solo in parte. Il valore di questa ricorrenza è stato gradualmente oscurato da un’altra celebrazione che, svolgendosi appena il giorno prima, ha rubato l’intera scena: Halloween. Anch’essa nasce con una matrice spirituale ma, nel tempo, ha subito una deriva consumistica. La sua estetica fatta di zucche, streghe e dolci speziati ha portato a una dissimulazione del misticismo, finendo per travolgere anche il 2 novembre, così prossimo sul calendario.
Oggi vogliamo aiutarvi a riscoprire la dimensione intima di questa giornata, che la storia le riconosce, ma che il presente le ha in parte sottratto. Per farlo, indagheremo l’origine del 2 novembre e il modo in cui viene vissuto nel resto del mondo. Inoltre, rivaluteremo la figura del cimitero, aiutandovi a vederlo sotto la sua luce più autentica: un luogo in cui arte, natura e memoria si incontrano per dare vita a veri e propri musei a cielo aperto.
Il ciclo della vita e il Día de los Muertos: una prospettiva globale
Come la storia suggerisce, il 2 novembre non è il ricordo della morte, bensì un’occasione per celebrare il ciclo della vita, che in passato veniva rappresentato attraverso l’alternarsi delle stagioni: l’autunno era simbolicamente la ribalta di una natura che svanisce, dando appuntamento alla primavera, quando sarebbe risorta. Insomma, il trionfo delle seconde possibilità, in cui tutti abbiamo bisogno di tornare a credere.
Ecco perché, insospettabile come non mai, il 2 novembre è tutt’altro che triste: è una giornata carica di motivazione. Sta lì sul calendario a portare un messaggio che gli altri mesi, i quali fanno promesse ben più elettrizzanti, non saprebbero neanche teorizzare.
Prima che il cristianesimo delineasse il 2 novembre come giorno dei defunti, i Celti del Nord Europa e le civiltà precolombiane coltivavano proprio questa visione dell’autunno come parallelismo tra vita e morte, dando forma a un periodo celebrativo molto simile al nostro Giorno dei Morti. Ad oggi, questa ricorrenza è sentita come non mai in Messico, dove viene celebrato il celebre Día de los Muertos. Per onorarlo, le persone scendono in strada a cantare e ballare, dipingendosi il viso con colori sgargianti. Per la cultura messicana questa festa non è meno importante del Natale, e assistervi diventa un’esperienza di profondo coinvolgimento emotivo e culturale.
Il turismo cimiteriale: quando il campo santo diventa un museo a cielo aperto
Come emerge dall’energia delle celebrazioni messicane, la morte cambia luce a seconda dell’angolazione da cui la si osserva. Allo stesso modo, anche dei cimiteri esistono molteplici interpretazioni.
In questo articolo, vogliamo vederli come perimetri in cui l’arte e la bellezza vengono declinate in modo inconsueto, ma non per questo meno accattivante. Certo, non sono le sale del Louvre o degli Uffizi, tuttavia è proprio qui che trovano spazio capolavori senza tempo, soprattutto nei campi santi che abbiamo selezionato per voi.
L’incentivo, ovviamente, non è quello di partire al solo scopo di visitare questi luoghi (benché esista un vero e proprio turismo cimiteriale), quanto piuttosto di includerli nel vostro itinerario qualora vi troviate nelle vicinanze.
I cimiteri più belli del mondo: 4 tappe imperdibili
1. Cimitero del Père-Lachaise (Parigi)
Il Cimitero del Père-Lachaise a Parigi a tutto rimanda meno che all’idea canonica di campo santo. A rendere suggestiva la cornice di questo parco monumentale adagiato su una collina contribuiscono viali alberati, viuzze ciottolate e oltre trentamila monumenti scultorei. Qui riposano personaggi che hanno fatto la storia della letteratura, della musica e della cultura popolare, vedi Oscar Wilde, Jim Morrison, Edith Piaf e Marcel Proust. Ogni giorno, migliaia di turisti invadono la Ville Lumière, concentrandosi sui luoghi più inflazionati della capitale francese e trascurando questo gioiello di storia, vuoi per pregiudizio, vuoi per non sottrarre tempo a luoghi ben più iconici, ma, in alcuni casi, non altrettanto affascinanti.
2. Cimitero di Highgate (Londra)
Nella nostra rassegna non può mancare il Cimitero di Highgate, espressione massima del magnetismo vittoriano, che da una parte mette soggezione, dall’altra appaga lo sguardo. Questa perla del turismo cimiteriale situata a poche decine di chilometri dal centro di Londra sembra la scenografia di un film di Tim Burton, oltre che l’ambientazione perfetta per le atmosfere neogotiche. Tra gli altri, qui riposano Karl Marx, George Michael e George Eliot. Non di rado, infatti, questo luogo si trasforma in un vero e proprio set cinematografico.
3. Cimitero Allegro di Săpânța (Romania)
Se invece ambite a sovvertire l’equazione campo santo uguale grigiume, allora dovete visitare il Cimitero Allegro di Săpânța, in Romania. Qui è un tripudio di colori sgargianti e motivi floreali. A contrapporsi alla classica austerità di questi posti concorrono anche le incisioni sul legno delle lapidi, spesso ironiche, che raccontano gli aneddoti più divertenti dei defunti.
4. Cimitero Monumentale di Milano (Italia)
E che dire delle meraviglie del Bel Paese, che spesso vengono identificate con i capolavori situati nei centri storici e nei musei, e invece dimorano anche nei posti più insospettati? Ad esempio, il Cimitero Monumentale di Milano. A rafforzarne il fascino contribuiscono marmi e bronzi firmati, edicole familiari antiche e tombe d’autore. Per non parlare degli ospiti illustri che qui, dopo una vita talvolta tormentata, hanno finalmente trovato riposo, da Alessandro Manzoni ad Alda Merini. In questo caso non avete scuse: da qualsiasi latitudine della penisola stiate leggendo queste righe, il Monumentale di Milano non può costituire una meta così remota da non pianificare, un giorno o l’altro, di visitarla.
Cambiare prospettiva: la bellezza dove non te l’aspetti
Non conta tanto quale delle nostre destinazioni inserirete nella lista dei luoghi da vedere, non conta neppure che, di fatto, vi siate convinti a visitarli, purché abbiate almeno accettato il nostro invito a cambiare prospettiva su questi luoghi, qualora li abbiate, fino ad oggi, approcciati come plumbei. La bellezza può nascondersi ovunque, a condizione che si sia disposti a coglierla.
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