Francesca e l’Erasmus in Spagna: “Una sfida con me stessa, e l’ho vinta”

da | Mar 4, 2026 | Studenti

Durante il suo percorso di studi in Scienze Pedagogiche, Francesca ha svolto un periodo di Erasmus in Spagna. Un’esperienza di studio all’estero era sempre stato il suo sogno, ma in passato non aveva mai trovato il coraggio di candidarsi. A un certo punto si è detta: “Basta, lo faccio!”.

Quando le chiediamo il perché, non ha dubbi: “Oltre alla voglia di confrontarmi con un’altra cultura, sentivo il bisogno di mettere alla prova il mio livello di indipendenza. Vivere lontano da casa, da sola, ero certa che sarebbe stata un’occasione di crescita. Vedevo l’Erasmus come una sfida con me stessa”.

L’hai vinta?

“Posso dire con convinzione di sì”.

Qual è stato l’iter che hai seguito?

“Dopo aver consultato il bando online, ho inoltrato subito la candidatura. Devo ammettere che l’ho fatto con un po’ di disincanto: non pensavo di rientrare tra gli studenti selezionati. Per questo, quando ho ricevuto la conferma, l’entusiasmo è stato doppio: alla gioia dell’ammissione si è aggiunta quella della sorpresa”.

Per essere selezionata, quali requisiti dovevi soddisfare?

“Per candidarsi durante la triennale è necessario aver sostenuto un certo numero di esami. Nel mio caso, essendo già iscritta alla magistrale, dovevo aver maturato almeno nove crediti formativi, se non ricordo male”.

Perché la Spagna?

“È un Paese che mi ha sempre ispirata, anche se sul piano didattico non sapevo bene cosa aspettarmi. Alla fine sono rimasta molto soddisfatta”.

Che percorso di studi hai scelto in Spagna?

“Pur essendo iscritta alla magistrale in Scienze Pedagogiche in Italia, lì ho scelto corsi afferenti a Scienze della Formazione Primaria. In accordo con il referente dell’università ospitante abbiamo selezionato quattro esami che poi mi sono stati riconosciuti in Italia. Ho dovuto dedicare molto tempo al confronto tra i programmi italiani e quelli spagnoli: è stato un lavoro impegnativo, ma è andato tutto bene”.

Quali pensieri attraversano la mente di uno studente che sta per partire per l’Erasmus?

“Tanta, tanta ansia. Ma è un’ansia più legata all’eccitazione che alla paura: stai per partire, immagini ciò che ti aspetta e ti chiedi come sarà”.

Quest’esperienza ti ha cambiata?

“Decisamente sì. Mi ha resa più indipendente e mi ha insegnato, tra le altre cose, ad amministrare il denaro. È stato tutto molto impegnativo, sia fisicamente sia emotivamente, ma lo rifarei senza esitazione”.

In particolare, cosa è stato più faticoso?

“Alcune lezioni sembravano non finire mai. Anche le conversazioni erano impegnative: dovevo sostenerle sempre in spagnolo, e questo richiedeva uno sforzo costante”.

Valuteresti opportunità di lavoro all’estero, magari proprio in Spagna?

“Attualmente lavoro come educatrice. Se decidessi di svolgere la stessa professione lì, non essendo madrelingua, sarebbe complesso. Però sì, mi piacerebbe”.

Notoriamente, l’Erasmus non è solo studio, ma anche vita sociale…

“La mia esperienza lo conferma. È vero che le lezioni occupano gran parte del tempo, ma il weekend è libero. Si esce per un aperitivo, si conoscono persone con cui studiare, si scopre la città… e si viaggia. Durante l’Erasmus è possibile iscriversi ad associazioni che organizzano viaggi riservati agli studenti, spesso a prezzi molto convenienti; per accedere alle offerte basta tesserarsi. Io ho trascorso sei giorni in Portogallo, nel periodo prenatalizio, con compagni di viaggio che non avevo mai visto prima. Con molti di loro sono ancora in contatto. È stata un’esperienza meravigliosa, la consiglio a tutti”.