L’intelligenza artificiale sta cambiando il mondo, la vita e la società, e tra gli ambiti fortemente influenzati da queste tecnologie ci sono il diritto e la giustizia. Con l’entrata in vigore il 10 ottobre 2025 della legge n. 132 del 2025, l’Italia ha compiuto un passo significativo, diventando uno dei primi Paesi ad entrare in scia con il regolamento europeo 2024/1689, il cosiddetto AI Act.
Tra i pionieri della materia v’è Michele Filippelli, docente universitario e decano dell‘Università eCampus, ricercatore e divulgatore scientifico con i principali editori del Paese (Treccani, Armando Curcio, ecc.), che ha contribuito, attraverso una precedente audizione alla Camera dei Deputati nel 2024 e poi in qualità di esperto e componente del Gruppo di Studio AI del Ministero della Giustizia nel 2025, alla formazione della legge recentemente approvata in Parlamento.
Ideatore e fondatore di GiuriMatrix, prima intelligenza artificiale applicata al diritto italiano, ha avuto anche il merito di progettare, addestrare, allenare e adottare, per il suo insegnamento di diritto privato nell’A.A. 2023/24, il primo assistente di cattedra AI dedicato alla formazione e preparazione dei discenti, rappresentando per l’Università eCampus un precedente unico in Italia e probabilmente in Europa.
Ancora oggi, il Prof. Avv. Michele Filippelli, continua a distinguersi con proposte di progetti di ricerca scientifica e di terza missione universitaria estremamente innovativi, tesi a promuovere sinergie tra l’Ateneo eCampus e le grandi aziende del settore industriale del Paese.

Tuttavia, come presentato dal Prof. Avv. Filippelli nel corso della sua audizione al Senato, emergono alcune perplessità. Primo fra tutti riguarda il dettato degli articoli 13 e 15 della legge n. 132 del 2025 che, nel prevedere l’utilizzo e l’impiego dell’intelligenza artificiale, rischia di creare uno sbilanciamento nel rapporto tra l’AI e le diverse figure operatrici del processo.
Tra le figure professionali indicate, infatti, rientra anche quella dell’avvocato. Tra gli obblighi, doveri e condizioni indicati nell’articolo, è disposto che il cliente venga informato sui sistemi di intelligenza artificiale utilizzati attraverso un linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo. Per i magistrati, invece, è sempre riservata ogni decisione sull’interpretazione e sull’applicazione della legge, sulla valutazione dei fatti e delle prove e sull’adozione dei provvedimenti, sgravandoli così da obblighi e doveri e rimettendo al loro potere l’esercizio, o meno, del diritto dell’impiego dell’AI. Da qui, secondo il Prof. Avv. Filippelli, deriva lo sbilanciamento e nascono equivoci.
Giurimetria e GiuriMatrix Research
Un altro effetto prodotto dall’impatto dell’AI sulla giustizia è il crescente interesse verso la giurimetria, cioè l’attribuzione della misura matematica alle disposizioni giuridiche. In questo solco, da un paio di anni opera GiuriMatrix Research, un cyberspazio di ricerca scientifica, composto di giuristi esperti (lawyers trainers) con il compito di addestrare, allenare e testare una propria intelligenza artificiale generative applicata al diritto le cui risposte sono individuate nella legge, subordinando a questa l’eventuale utilizzo e richiamo della giurisprudenza e della dottrina come mezzi per trovare la risposta.
Accanto a questo sistema, in Italia sono nati a macchia di leopardo diversi strumenti di AI generativa addestrati però prevalentemente sulla giurisprudenza. Ed è proprio qui che si annida un rischio poiché si basano sulla giurisprudenza e non sulla legge. Le sentenze, infatti, si occupano di casi specifici all’interno dei quali vengono analizzate le peculiarità dei fatti.
Impostare un ragionamento artificiale sulla giurisprudenza anziché sulla legge uguale ed imparziale rischia di creare i bias, cioè la distorsione cognitiva o il pregiudizio che inficia la genuinità e la correttezza della risposta. Bias che, a lungo andare, potrebbero trasformarsi in discriminazioni algoritmiche nell’applicazione della legge.
Il caso Prodigit
Un’ulteriore riflessione, sollevata dal sen. Potenti e ripresa dal Prof. Avv. Filippelli, è stata dedicata al progetto Prodigit. Il software del Ministero dell’Economia e delle Finanze è stato avviato in via sperimentale nel 2022 con l’obiettivo di creare una banca dati intelligente e di implementare un modello di giustizia predittiva, improntato su una corposa mole di giurisprudenza tributaria che conta circa un milione di sentenze.
Anche in questo caso si continua a porre la casistica (e non la legge) al centro della definizione della controversia, sostituendo la certezza del diritto con una probabilità statistica. Il software, inoltre, potrebbe suscitare diffidenza agli avvocati dato che è creato proprio da chi, direttamente o indirettamente, è controparte processuale del giudizio.
I quattro suggerimenti in materia
A conclusione della sua audizione, il Prof. Avv. Filippelli ha avanzato quattro suggerimenti:
- Considerare un intervento correttivo alla legge n. 132 del 2025, artt. 13 e 15, al fine di bilanciare i ruoli dei protagonisti del processo nell’utilizzo e nell’impiego di sistemi AI. In particolare, sarebbe opportuno specificare le modalità e i tempi di comunicazione al cliente da parte del professionista al cliente; e la congruità e i criteri di prevalenza del lavoro intellettuale.
- Valutare le potenzialità deflattive della giustizia predittiva e, in caso positivo, intervenire con la sua implementazione per l’abbattimento del contenzioso, oggi demandata soltanto alla libera e spontanea iniziativa delle parti.
- Investire risorse per la realizzazione di un’infrastruttura di rete, di proprietà dello Stato, dedicata alle start-up, prevedendone la fruizione gratuita, per incentivare le piccole e medie imprese del nuovo settore.
- Valorizzare il vivaio dei futuri giuristi e incentivare le offerte formative degli atenei che alfabetizzano ed educano gli studenti al corretto utilizzo dell’intelligenza artificiale applicata al diritto o ad altri settori professionali.
Per vedere l’intervento integrale del Prof. Avv. Michele Filippelli al Senato clicca qui.







