Dieci anni di rettorato: intervista al Magnifico Rettore Enzo Siviero

da | Apr 27, 2026 | Mondo eCampus

Il Professor Enzo Siviero festeggia dieci anni alla guida dell’Università eCampus, un percorso segnato da crescita, innovazione e una visione profondamente umana dell’istruzione digitale.

Da ingegnere, architetto e accademico dalla lunghissima carriera, il Prof. Siviero ha saputo abbracciare la sfida della formazione telematica con entusiasmo e senza pregiudizi, contribuendo a trasformare eCampus in un punto di riferimento nel panorama universitario italiano.

In questa intervista ripercorre le tappe più significative del suo mandato, le battaglie vinte e quelle ancora aperte, e ci offre la sua visione di un’università che non è solo uno spazio virtuale, ma una grande famiglia in cui ogni studente può sentirsi accolto e accompagnato nel proprio percorso di crescita.

Rettore, congratulazioni per i dieci anni di rettorato, è un traguardo molto importante. Si ricorda ancora gli inizi?

C’è un orgoglio smisurato in me perché mai avrei pensato che al compimento dei miei 70 anni il Dott. Francesco Polidori mi avrebbe chiamato a fare il rettore di eCampus. Mi è sembrata una cosa molto bella, molto interessante e anche una grande sfida: provenendo io dal mondo delle università tradizionali. L’avventura della telematica mi ha spinto a fare una serie di valutazioni, che ho potuto giudicare in pochi giorni quanto infondate fossero le accuse fatte alle università telematiche, in particolare la nostra.

Non mi prendo meriti che non ho ma da quando sono entrato in eCampus abbiamo lavorato fin dall’inizio mettendo a frutto quello che c’era ma che non era sufficientemente considerato facendo un salto di qualità e quantità straordinari. Parlo delle attività di ricerca, che mi stavano particolarmente a cuore, e ho scoperto che in eCampus di ricerca se ne faceva tantissima.

Il nostro Ateneo è una grandissima famiglia e mi ci sono immediatamente “tuffato”, tant’è che da molti anni dico che è un’università che io “indosso”. È un’espressione che a me piace molto, che fa capire quanto importante sia immedesimarsi in una realtà che allora dava indicazioni molto precise di una possibilità di sviluppo enorme, cosa che poi ho riscontrato. In questi dieci anni la crescita è stata tumultuosa, ma siamo stati competenti nel gestire l’emergenza specialmente nel periodo del Covid.

Oltre alla ricerca, in questi ultimi dieci anni in che cosa è cambiata più profondamente l’Università eCampus?

In alcuni ambiti ci siamo collocati ai vertici della ricerca nazionale. Non solo, e questa forse è la cosa più importante, abbiamo stimolato i nostri docenti, ,che hanno grosse capacità  e si distinguono per competitività sapendo che da noi possono trovare risposta alle loro richieste..

Inoltre, da qualche anno abbiamo istituito un dottorato di ricerca, che considero fondamentale in quanto, attraverso il dottorato, si possono selezionare i docenti dall’interno dell’ateneo.

Quali sono state per Lei le sfide più grandi in questi dieci anni?

Alcune sfide le abbiamo vinte, altre le vinceremo. Le prime che abbiamo ottenuto sono state quelle  riguardanti la valorizzazione della ricerca, e del dottorato. La ricerca sta andando molto bene, la didattica andava già bene prima e va benissimo anche adesso, nonostante i vincoli che ci sta mettendo il ministero.

Il Dott. Polidori, fin dall’inizio, ha voluto dare un’impronta particolare all’università con l’acquisto dell’Ex Centro Istruzione IBM, bellissimo edificio a Novedrate, capolavoro di architettura moderna realizzato su progetto dell’architetto Bruno Morassutti, allievo di F.L. Wright e dell’ingegnere Aldo Favini.

È chiaro che, essendo una struttura privata, deve ricavarne  dei vantaggi ed anche  benefici ma è altrettanto vero che il profitto si può condividere con una funzione sociale,pensando agli studenti che  hanno difficoltà oggettive a frequentare le università tradizionali, e, soprattutto con il proposito  di offrire uno spazio  di famiiarità  e sicurezza come se fossero a casa propria.

Noi svolgiamo un compito collettivo con uno scopo comunitario per consentire a decine di migliaia di studenti, lavoratori , altri con  resonsabiltà in famiglia, o che vivono in zone disagiate, di frequentare un’università, con un risparmio in termini economici e di tempo non indifferente.

Paradossalmente, i nostri studenti sono più seguiti che nelle università tradizionali, perché il sistema di tutoraggio è il nostro punto di forza , la parte migliorepiù importante che abbiamo. Lo studente non è mai dimenticato, se ha delle difficoltà trova sempre la  risposta, trova la continua collaborazione per procedere e attraversare il ponte della conoscenza.

Tra le sfide da vincere, a mio avviso, c’è trovare un accordo tra le università tradizionali e quelle telematiche. Credo che l’esclusione delle telematiche dalla CRUI sia stato un errore perché un accordo di questo tipo sarebbe un bene per tutti poichè valorizzerebbe gli aspetti positivi di entrambe minimizzandone gli aspetti negativi. Noi oggi siamo indispensabili per il sistema accademico. Io sono per fare ponti e non per distruggerli, distruggere ponti di questo tipo secondo me è una condanna, e si ritorcerà contro il sistema tradizionale. Lavorare insieme è il passato, è il presente ed è il futuro.

Questa sfida io sono convinto di vincerla, perché siamo soggetti resilienti, e siamo più resilienti perché siamo giovani, e siamo giovani non solamente di età, ma di mentalità. Il fatto che l’età media dei nostri docenti non sia superiore ai 50 anni, e che ci sia una forte presenza femminile, cosa che in altre università non è così evidente, è un valore aggiunto che va tenuto in debita considerazione.

Oggi le università telematiche sono sempre più in crescita, , e a sceglierle non sono solo persone che hanno bisogno di conciliare la loro vita lavorativa con lo studio, ma anche neo diplomati, giovani appena usciti dalle scuole superiori. A cosa deve il successo delle università telematiche come eCampus?

Questo è un elemento che a me sta molto a cuore. Ci tenevo moltissimo che ci fosse la prima scelta, chiamiamola così, sul nostro ateneo o su altri atenei telematici.

Noi abbiamo una buona fama, siamo stimati, conosciuti, anche in termini comparativi di immagine e riconoscimento pubblico.

In sé il fatto di avere una sede principale e numerose sedi a livello nazionale sta a significare una fisicità operativa: abbiamo aule, stanze, sale in cui teniamo iniziative anche durante il weekend, corsi intensivi, congressi nazionali, internazionali, iniziative culturali di vario tipo, fattori, questi, non trascurabili.

Poi soprattutto c’è l’aspetto della convenienza logistica: mi riferisco a quegli studenti che non hanno casa in una città universitaria e/o non possono permettersi di spendere in trasferimenti, affitti, trasporti, ed altre circostanze contingenti e per questo scelgono l’Università eCampus, perché così riescono a frequentare e studiare nei tempi a loro consentiti. Sono convinto che il vecchio modo di insegnare sia finito. Non ha più senso, sono convinto che una parte importante dei corsi possa essere fatta in via telematica anche con corsi intensivi, mirati di completamento operativo.

Il sistema di tutoraggio, inoltre, è tutt’altro che marginale. Come dicevo prima, lo studente che entra da noi non è abbandonato, è accudito, in termini quasi familiari. A me sembra che chi viene da noi si sente parte di una grande famiglia.

Quali contributi può dare oggi l’Università eCampus al nostro Paese?

Il contributo che eCampus può dare al Paese è quello di migliorare la qualità delle lauree. Può sembrare paradossale, soprattutto a chi è “esterno”, ma non è vero: Noi bocciamo ma non perché ci piaccia “non promuovere”.. alcuni studenti puntano solo ad avere il titolo di studio, e questo succede anche nelle università tradizionali. Noi bocciamo perché è giusto farlo  se non ci sono i risultati, ma se uno studente si impegna avrà  gli esiti che merita.

Spingiamo per migliorare la qualità e la quantità di laureati in Italia, abbiamo un deficit di laureati pazzesco nel nostro Paese e abbiamo bisogno di elevare la cultura dei cittadini. Il cittadino italiano, secondo me, non considera la cultura un bene, lo considera un lusso per certi versi, ma non è così: la cultura forma l’umanesimo, ed è attorno all’umanesimo che si costruisce.

Del resto, noi italiani abbiamo un privilegio: se vado in giro per il mondo, come ho fatto e ancora faccio, quando si accorgono che sei italiano ti guardano in modo diverso, è un’invidia positiva. Noi italiani godiamo di ottima fama, per il nostro passato, per la nostra cultura, basti pensare che il Rinascimento ha insegnato l’arte a tutto il mondo.

Guardando al futuro, dove si immagina eCampus nei prossimi dieci anni?

Una potenza esplosiva, credo che cresceremo ancora di più, con la fatica di tenere in mano una portaerei. Noi siamo una portaerei, e gli aerei sono i docenti e il personale non docente, di cui si parla poco ma che è fondamentale.

Fra dieci anni saremo riconosciuti, per quel che valiamo superando i molti pregiudizi perché il brand che abbiamo e la capacità organizzativa che stiamo dimostrando verranno riconosciuti, oltre alla nostra efficienza e all’allineamento degli interessi dell’azienda con quelli degli studenti e dei docenti.

Ci tengo a sottolineare ancora una volta un elemento che, più di ogni altro, racconta chi siamo davvero, quale sia il nostro posto nel sistema universitario italiano, che decreta oggi e lo continuerà a fare nel futuro il nostro successo. L’Università eCampus è l’università che va “in casa” dello studente. Non è lo studente che deve spostarsi, organizzarsi, rinunciare a qualcosa: siamo noi ad andare da lui, ovunque si trovi, in qualsiasi momento della sua giornata. Questo cambia tutto. Cambia il modo di studiare, cambia il rapporto con la conoscenza, cambia persino il clima familiare. Quando uno studente può seguire le lezioni da casa propria, anche chi gli sta attorno diventa testimone e in qualche modo partecipe del suo percorso universitario. I figli vedono il padre o la madre studiare, il partner capisce e sostiene, i genitori si sentono coinvolti. L’università entra nella vita quotidiana delle persone in modo naturale, senza strappi, senza sacrifici insostenibili.

Questo è il vero ruolo sociale di eCampus, forse il più importante di tutti. Non soltanto dare accesso alla formazione a chi altrimenti ne sarebbe escluso, ma portare la cultura dentro le famiglie, dentro le comunità, dentro i territori. Ogni studente che si laurea con noi diventa un esempio, un modello, una scintilla che può accendere qualcosa anche in chi gli sta accanto. Ecco perché sono così convinto che il nostro impatto vada ben oltre i numeri delle iscrizioni o delle lauree. Stiamo contribuendo, concretamente, a far crescere il Paese attuando la mission che mi ha indicato il dott. Polidori al momento del mio insediamento: voglio una università moderna che guarda al futuro. Ci siamo riusciti e miglioreremo ancora. Usando la metafora più usata: mi sento un rettore-ponte per una università-ponte verso il futuro dei nostri giovani e meno giovani nell’interesse della nostra meravigliosa Italia.