La morte di un animale provoca un vero e proprio lutto

da | Mag 12, 2026 | Attualità

Il dolore che accompagna la scomparsa di un quattrozampe è paragonabile a quello che proviamo quando perdiamo una persona cara? Secondo uno studio autorevole pubblicato su PLOS One, la risposta è sì.

I nostri animali domestici diventano, a tutti gli effetti, membri della famiglia: condividono con noi la quotidianità, alleviano le nostre sofferenze e contribuiscono alla nostra felicità. Eppure, il lutto legato alla loro perdita resta ancora oggi un tabù. Spesso ci si sente quasi in colpa nel dichiararsi profondamente afflitti per la morte di un animale. E non mancano i giudizi di chi considera eccessivo soffrire per quello che, superficialmente, viene definito “solo un animale”.

Per contrastare questa visione riduttiva è intervenuta anche la scienza.

Lo studio sul lutto per gli animali domestici

Un’indagine pubblicata su PLOS One ha confermato che la sofferenza provocata dalla perdita di un animale da compagnia può essere così intensa da portare alcune persone a sviluppare il disturbo da lutto prolungato (Prolonged Grief Disorder, PGD).

Si tratta di una condizione psicologica che può durare mesi, o persino anni, e che attualmente viene diagnosticata soltanto in seguito alla morte di esseri umani. Chi ne soffre fatica a svolgere anche le attività più semplici, sopraffatto da un senso di vuoto che inibisce ogni stimolo e interesse verso la vita quotidiana.

I risultati della ricerca

Lo studio, condotto su 975 cittadini britannici, ha rilevato che il 7,5% delle persone che aveva perso un animale domestico soddisfaceva i criteri diagnostici del PGD.

Una percentuale molto vicina a quella registrata tra coloro che avevano perso un amico e solo leggermente inferiore rispetto a chi aveva subito la perdita di un nonno (8,3%), di un fratello (8,9%) o del partner (9,1%).

Solo la morte di un genitore o di un figlio risultava associata a percentuali significativamente più elevate di PGD, rispettivamente dell’11,2% e del 21,3%.

Le parole dell’autore della ricerca

Philip Hyland, autore dello studio, ha dichiarato: “Questi risultati dimostrano che le persone possono provare livelli di dolore clinicamente significativi anche per la perdita di un animale da compagnia, con una frequenza paragonabile a quella delle perdite umane considerate fattori di rischio ‘legittimi’ per il PGD”.

Un dolore che merita rispetto

Il dolore per una perdita può assumere forme diverse, ma resta comunque dolore, sia che riguardi un essere umano sia che riguardi un animale. Per questo motivo non dovrebbe mai essere giudicato, minimizzato o banalizzato.