Trovi che i colleghi siano insopportabili? Tienigli pure il broncio senza troppi scrupoli, perché potrebbe essere preferibile a un sorriso di circostanza che, secondo diverse ricerche, logora il benessere psicologico.
Quante volte ci è stato insegnato che, per quieto vivere, sarebbe buona norma sorridere a chiunque, perfino al “nemico”? È un imprinting che riceviamo sin dalla più tenera età, tuttavia è giunto il momento di rivedere un po’ questo cliché.
Come suggerisce la teoria del “sorriso di Duchenne“, per essere ritenuto autentico, un sorriso deve coinvolgere simultaneamente due muscoli facciali: il grande zigomatico e il muscolo orbicolare dell’occhio. Vi sono poi innumerevoli casi in cui, vuoi per convenzione vuoi per garantirsi l’accettazione sociale, l’allegria viene simulata.
Il fenomeno del “surface acting”
Basti pensare alle tante professioni per cui essere gioiosi non è una scelta, bensì un imperativo. Si tratta di una pratica nota come “surface acting“, basata sull’ostentazione di emozioni non realmente provate e che, a dispetto di quanto molti pensino, sarebbe tutt’altro che innocua. È stata infatti associata a maggiore esaurimento emotivo, depersonalizzazione e rischio di burnout.
Poveri coloro che devono metterla in opera da contratto: personale sanitario, assistenti di volo, operatori dei call center, addetti alle vendite, personale della ristorazione… Ebbene, questi professionisti sarebbero esposti a un notevole carico di stress.
Non sarebbe tanto l’attività in sé a logorare, quanto il fatto di svolgerla in opposizione al proprio reale stato emotivo, che deve essere schermato dietro un ghigno a 36 denti. Allo stesso modo, anche chi si costringe a mostrarsi gioviale con i colleghi di ufficio potrebbe andare incontro a una forma di affaticamento emotivo nel lungo periodo.
Lo studio della Michigan State University
Veniamo a uno degli studi più autorevoli sul tema: a firmarlo sono i ricercatori della Michigan State University, i quali, attraverso un esperimento mirato, hanno riscontrato quanto peggiorasse l’umore di un gruppo di autisti di autobus nei giorni in cui erano costretti per lavoro a sorridere spesso ai passeggeri.
Oltre al peggioramento dell’umore, è emersa una maggiore tendenza al disimpegno lavorativo e una minore partecipazione alle attività professionali. Il sorriso forzato è risultato inoltre più snervante per le donne che per gli uomini.
Meglio musoni che esausti
A conti fatti, venire indicati come “musoni” potrebbe essere meno avvilente che affrontare le conseguenze di un sorriso sfoggiato unicamente per convenzione. Nel rivendicare il vostro diritto all’asprezza, esibite pure le ricerche della Michigan State University come lasciapassare sociale, che nessuno potrà farvene una colpa.







