Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia ospita ora in via permanente uno dei più importanti cicli pittorici dell’antichità mediterranea: la Tomba François. L’opera ora entra a far parte della collezione statale e restituisce al pubblico un monumento che racconta mito greco e storia etrusca. Gli affreschi sono ora visitabili all’interno del percorso museale, accompagnati dalla mostra Il ritorno degli eroi, che ricompone il contesto originario del ciclo attraverso prestiti internazionali.
La scoperta della tomba François
Individuata l’1 maggio 1857 dall’archeologo Alessandro François nella necropoli di Ponte Rotto, a Vulci, il monumento funerario risale al 340-320 a.C., è scavato interamente nel tufo ed è composto da 37 pannelli dipinti e due cippi litici ritrovati nel corridoio d’accesso.
Fin dall’inizio del Novecento, lo Stato italiano voleva acquisire il complesso pittorico per via del suo valore identitario unico per la storia della civiltà etrusca. Nel 1914 ci furono i primi tentativi di acquisto, tuttavia le trattative con le famiglie proprietarie Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani andarono avanti per decenni prima di giungere a compimento.
L’acquisizione è stata ufficializzata all’inaugurazione dell’esposizione dal Ministro della Cultura, Alessandro Giuli: “La restituzione della Tomba François al patrimonio pubblico è un traguardo storico. Dal 1914 lo Stato italiano tentava di acquistarla e oggi, finalmente, la consegniamo in eredità alle giovani generazioni. Questo straordinario complesso custodisce una parte fondamentale della nostra storia: racconta le radici della civiltà etrusca, il rapporto con Roma e la comune eredità del Mediterraneo”.
Il ciclo pittorico e la mostra
Le decorazioni della tomba intrecciano episodi della mitologia greca con la tradizione storica etrusca, unendo epica, genealogia familiare e affermazione del potere. Tra le scene più note figurano il sacrificio dei prigionieri troiani in onore di Patroclo, la lotta fratricida tra Eteocle e Polinice, il ritratto di Vel Saties, fondatore e committente della tomba, fino alle lotte tra eroi etruschi con Macstarna, il futuro re Servio Tullio che libera il condottiero vulcente Celio Vibenna. La tomba presenta inoltre iscrizioni dipinte accanto alle figure, permettendo di riconoscere i nomi e i ruoli dei protagonisti rappresentati.
Fino al 31 dicembre 2026, il percorso espositivo permanente dialoga con la mostra Il ritorno degli eroi, che ricostruisce il contesto originario del monumento attraverso reperti provenienti da musei internazionali come il Musée du Louvre, il British Museum, i Royal Museums of Art and History di Bruxelles, il Musée cantonal d’archéologie et d’histoire di Losanna, i Musei Vaticani e l’Istituto Archeologico Germanico di Roma. Tra i materiali esposti spiccano gioielli in oro appartenuti alle donne della famiglia Saties, collane in lamina d’oro e altri manufatti provenienti dal corredo funerario.
“Dopo oltre un secolo viene restituito alla collettività un capolavoro di pietra e di colore che si presenta al pubblico in tutta la sua eccezionale bellezza, arricchendo la conoscenza della civiltà etrusca e dei suoi profondi rapporti con il Mediterraneo antico”, ha dichiarato Luana Toniolo, direttrice del Museo.







