Johnny Depp, il genio della metamorfosi, potrebbe aver rappresentato se stesso come non mai proprio nel ruolo che più di tutti l’ha trasformato: Ebenezer Scrooge. Diretto da Ti West e ispirato al capolavoro della letteratura A Christmas Carol, il film Ebenezer debutterà nelle sale il prossimo 13 novembre.
C’è sempre fermento attorno alle trasposizioni cinematografiche della novella di Charles Dickens, ma mai come adesso il pubblico è in attesa di rendersene spettatore. Infatti, Ebenezer non è solo l’occasione per prepararsi all’avvento del Natale nel periodo in cui le sale registrano la massima affluenza, ma anche per partecipare al grande ritorno a Hollywood del figliol prodigo Depp. Dopo essere stato allontanato in seguito alle beghe legali con l’ex moglie Amber Heard, il divo viene riaccolto nella mecca del cinema con un ruolo che farebbe invidia a ogni collega.
Un adattamento cupo e un cast stellare
Chi cerca la fiaba dai toni pastello farebbe bene a optare per un altro film in programmazione: dopo tante reinterpretazioni della novella vittoriana, Canto di Natale torna adesso ai toni tetri e crepuscolari tipici della letteratura di Dickens, il quale forse approverebbe finalmente l’adattamento dell’opera.
Ad alzare ulteriormente la qualità del progetto c’è un cast di altissimo livello: nei panni del defunto socio Jacob Marley troviamo Sir Ian McKellen, mentre il fedele dipendente Bob Cratchit sarà interpretato da Rupert Grint. Completano la squadra Andrea Riseborough, Tramell Tillman, Sam Claflin e Daisy Ridley.
L’immedesimazione: i demoni di Scrooge e i fantasmi di Depp
Tante le analogie tra il burbero Scrooge e il tenebroso Depp, che il tempo e le esperienze hanno indurito fino a renderli ruvidi. Depp condivide la stessa parabola discendente dell’antieroe di Dickens, il quale, dopo una giovinezza da candido sognatore, ha finito per indossare un’armatura che lo scherma dai colpi della sorte. La cupidigia gli aberra lo sguardo, facendo del denaro il suo centro di gravità. Ma sarà costretto a ricredersi quando lo spirito del Natale lo metterà a confronto con i suoi fallimenti, che hanno tutti un’unica matrice: l’incapacità di abbandonarsi all’amore.
Come Ebenezer, Depp ha miserie che ha ammesso pubblicamente, tra cui la dipendenza da droghe e alcol. Entrambi sono accomunati dal demone dell’autodistruzione, che per tormentarli si è manifestato sotto diverse sembianze. Viene facile quindi pensare che, per il suo lavoro di immedesimazione, Johnny abbia fatto riferimento al proprio vissuto. Se tanto mi dà tanto, il bello e dannato di Hollywood potrebbe essere in odore di Oscar. Ma non è così scontato, visto che l’Academy, oltre a snobbare le performance dei film per famiglie, in tempi non sospetti ha snobbato pure lo stesso Depp, che a fronte di tre nomination non si è mai aggiudicato la statuetta.
Rinascere dai propri errori: la lezioni delle seconde occasioni
Ma, al di là di qualsiasi tributo negato, Johnny Depp ha già avuto il suo riscatto, acclamato da un pubblico che ha sempre creduto nella sua innocenza, prima ancora che fosse il tribunale a stabilirla. Adesso che le accuse mossegli dall’ex moglie sono state rigettate, anche gli addetti ai lavori, dopo un attimo di esitazione, sono tornati a guardarlo senza pregiudizio.
E chissà che questo non sia l’inizio di una nuova vita per il divo. Dopotutto, lo stesso Canto di Natale insegna che si può rinascere dai propri errori, i quali possono perfino servire a dare alla vita un sapore che chi non sbaglia non potrà mai sperimentare. I veri protagonisti di Ebenezer non sono solo Scrooge o Depp, bensì le seconde occasioni: quelle che Johnny potrebbe presto dimostrare di saper sfruttare al massimo.







