I LAVORI DEL FUTURO

Qual è il futuro della professione di educatore?

educatori

Dal 2018, con la Legge Iori, la figura dell’educatore è diventata una professione disciplinata e tutelata. Ma cosa è cambiato e quali lauree sono riconosciute?

Dopo un iter travagliato e ben tre anni di stallo, l’approvazione in via definitiva del testo di Legge n.2443, il 20 dicembre 2017, è stata ritenuta un grande successo dalle Associazioni degli Educatori Pedagogisti.

La Legge Iori prevede infatti pieno riconoscimento professionale, regolamentazione e tutela alla professione, diventando di fatto il riferimento per le migliaia di studenti in Scienze dell’Educazione, i laureati e chi da tempo già lavorava come educatore. In particolare era attesa dai laureati nella classe L-19 che, prima dell’approvazione, si trovavano a confrontarsi con un mondo del lavoro nel quale la figura dell’educatore era spesso occupata da laureati in altre discipline o da non laureati.

Di fatto, con la Legge n.2443 viene riconosciuto il ruolo fondamentale degli educatori in ambito sociale, pedagogico e sanitario, ma l’obiettivo è anche di accrescere la qualità delle relazioni e prevenire i casi di maltrattamento e danni alle fasce più deboli della società.

La Legge Iori delinea tre profili professionali:

Educatore professionale socio-pedagogico, attribuito ai laureati nella classe L-19, Scienze dell’Educazione e della Formazione.

Educatore professionale socio-sanitario, attribuito a chi consegue un diploma di laurea abilitante nella classe L/SNT/2, Professioni Sanitarie della Riabilitazione.

Pedagogista, attribuito a chi consegue un diploma di laurea magistrale abilitante nelle classi di laurea magistrale LM-50, Programmazione e Gestione dei Servizi Educativi; LM-57, Scienze dell’Educazione degli Adulti e della Formazione Continua; LM-85, Scienze Pedagogiche; LM-93, Teorie e Metodologie dell’E-Learning e della Media Education. Questo profilo, inoltre, è attribuito anche a professori universitari e a dottori di ricerca in Pedagogia, anche se in possesso di titoli di studio diversi da quelli indicati, che abbiano insegnato discipline pedagogiche per almeno tre anni accademici, anche non consecutivi, nelle università italiane o in strutture di particolare rilevanza scientifica anche a livello internazionale, nonché a ricercatori universitari a tempo indeterminato in discipline pedagogiche, anche se in possesso di titoli di studio diversi da quelli indicati.

Proprio perché per svolgere la professione di educatore è diventato indispensabile essere laureati, con l’approvazione della Legge Iori si è prevista una fase transitoria, in modo da permettere agli educatori senza i titoli di studio richiesti di completare la loro formazione attraverso un percorso intensivo di 60 CFU presso Università anche telematiche. I requisiti per l’accesso al percorso per il conseguimento agevolato del titolo sono:

• diploma magistrale rilasciato entro il 2002;
• lavorare come educatore nelle amministrazioni pubbliche a seguito del superamento di un concorso pubblico;
• aver svolto attività di educatore per non meno di 3 anni anche non continuativi.

La legge prevede inoltre che gli educatori con contratto a tempo indeterminato di almeno 50 anni e con minimo 10 anni  di servizio, e gli educatori con almeno 20 anni di servizio, otterranno l’attribuzione automatica del titolo di educatore professionale socio-pedagogico.

È comunque ormai appurato che, nei prossimi anni, essere educatore diventerà una prerogativa dei laureati nelle discipline pedagogiche, che in questo modo diventeranno a tutti gli effetti professionalizzanti.

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