CINEMA

Jurassic World: Il Regno distrutto – dilemma etico [spoiler]

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Benvenuti in Jurassic World: il Regno Distrutto, il film diretto da Juan Antonio Bayonasequel del film campione di incassi del 2015. Un nuovo capitolo che segna il ritorno dei personaggi e dei dinosauri del film precedente, con l’aggiunta di nuove specie dall’aspetto terrificante.

La pellicola, nella sale già dal 7 giugno di quest’anno, ha riscosso un gran successo tra i più appassionati, seppur con qualche più che giustificata remora.

LA STORIA:
Sono passati tre anni da quando il parco a tema Jurassic World è andato distrutto: la combo “dinosauri feroci dotati di super intelligenza” e “recinti di sicurezza non così sicuri come si pensava” ha di nuovo compromesso il sogno di John Hammond di creare un parco a tema dinosauri. Il progetto ha funzionato, infatti, finché l’ibrido creato in laboratorio Indominus Rex non è evaso dal recinto, seminando panico e distruzione su Isla Nublar.

In Fallen Kingdom, quindi, si parte già da uno scenario poco rassicurante: il parco è distrutto, gli umani hanno lasciato definitivamente l’isola e abbandonato l’idea di ricostruire nuovamente qualsiasi tipo di edificio, e il vulcano presente sul luogo sta per eruttare rovinosamente inghiottendo ogni tipo di forma di vita presente.
Il mondo viene quindi messo di fronte a un dilemma etico: lasciar morire i dinosauri, risvegliati dopo milioni di anni per un capriccio dell’uomo, oppure provare a salvarli?
A sostegno della vita ci sono Claire Dearing e l’ex addestratore di velociraptor Owen Grady (protagonisti del precedente film) incaricati di tentare un salvataggio in extremis.
Il piano è quello di prelevare un esemplare per specie e trasportarlo su una nuova isola sulla quale non verrà costruito alcun parco, ma gli animali saranno liberi di trascorrere i loro ultimi giorni in serenità.
Ovviamente le cose non vanno assolutamente come pianificate e, come accaduto nei film precedenti, l’avidità dell’uomo fa in modo che dinosauri ed esseri umani (soprattutto questi ultimi) vengano messi in condizioni di pericolo. Gli esperimenti genetici sfuggono decisamente di mano: ancora una volta l’uomo gioca a fare Dio e ancora una volta questa attitudine insieme alla bramosia di denaro portano ad un finale catastrofico.
Insomma, il finale è senza dubbio simile a quello degli altri episodi della saga, anzi se possibile questa volta anche peggiore.

IL FILM:
Come già avrete inteso, secondo me Il Regno Distrutto non è il migliore film della saga. Gli aspetti positivi sono molti: è divertente, un piacevole intrattenimento per una serata con gli amici e di sicuro molto spettacolare, probabilmente più dei precedenti. E’ girato il modo accattivante, in particolare le sequenze ambientate sull’isola sono impressionanti e molto affascinanti; hanno il potere di mantenere lo spettatore incollato alla poltrona e di fargli provare angoscia e dolore, mentre il mondo che ha imparato ad amare va distrutto.
Purtroppo c’è da dire che la vera suspence si ferma lì, non ha un seguito e successivamente il film perde di ritmo. Da qui, si può dire che inizia una parte in cui spicca maggiormente l’umorismo dei protagonisti che i reali accadimenti.
Più che altro c’è una sequenza di clichè cinematografici che non aggiungono elementi nuovi allo spettacolo ed è un vero peccato.
Non si può reiterare all’infinito la stessa formula, anche se questa sembra non subire il passare del tempo e agire sempre con lo steso fascino sul grande pubblico. C’è bisogno di andare avanti senza ricorrere all’ennesima scappatoia.

Un punto interessante è che in questa terza e ultima parte del film il regista gioca con il genere citando i classici dell’horror come Nosferatu, sostituendo il vampiro con l’Indoraptor, mostro nato da incroci genetici che hanno l’obiettivo di creare un dinosauro che sia un’arma perfetta. Il fatto che le scene siano ambientate negli spazi stretti di una magione, non fanno altro che aumentare la tensione e diminuire gli spazi di manovra per i personaggi, così da donare ancora più enfasi alla parte horror, amplificata inoltre dalla musiche di Michael Giacchino.

CONCLUSIONE:
In questo film c’è molta più forma che sostanza, molta più ispirazione artistica rispetto al contenuto vero e proprio, che si dimostra invece difettoso e con diverse svolte narrative poco convincenti. 
Jurassic World: Il Regno Distrutto è un film che comunque, secondo me, vale la pena di vedere, non solo per non perdere il filo narrativo in attesa del prossimo capitolo, ma anche perchè l’opera del regista è davvero degna di nota.

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