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Il futuro dell’università è online

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Negli ultimi anni, il modello universitario online integrato con presenza territoriale mostra una tendenza di crescita positiva costante. Si tratta di un trend che va a impattare sempre di più, proprio in questi mesi, sulle strutture educational del Paese. Infatti, guardando i dati forniti da Zogby, uno degli istituti di rilevazione più affidabili a livello internazionale, possiamo riscontrare numeri molto interessanti, in una ricerca commissionata da Laureate Education Inc, il maggiore network di educazione superiore al mondo (850mila studenti in 29 nazioni).

Su 21mila studenti, un campione selezionato da tutto il mondo, intervistati sulle diverse aspettative e visioni legate a cosa dovrebbe essere l’università nei prossimi 15 anni, si è rilevato un vero e proprio plebiscito intorno all’offerta formativa online:

  • il 43% del campione opta per un mutamento dell’università radicale, indirizzato sull’online il più intenso possibile;
  • il 53% spera che l’università sia accessibile giorno e notte, in forma telematica;
  • il 44% pensa che le schedulazioni troppo rigide dei diversi impegni universitari non siano più sostenibili in futuro, perché l’università dovrà considerare gli impegni lavorativi di chi vuole formarsi, prefigurando perciò una crescita massiva degli studenti lavoratori;
  • il 41% degli intervistati sottolinea come la formazione non possa più essere intesa come compressa in 3/5 anni, certo che nel prossimo futuro tutti i lavoratori debbano praticare una formazione continua, attraverso università telematiche.

Non è quindi un caso che siano riscontrabili diversi esempi di università italiane in presenza che si stanno convertendo al modello online. La Bocconi di Milano è una di queste, componendo un’offerta di circa una decina di programmi su Coursera, il big dei corsi online che sulla sua piattaforma ospita più di duemila programmi e oltre 20 milioni di iscritti. Il Mip, la business school del Politecnico di Milano, ha fatto importanti investimenti sui corsi flex, che si basano sulla suddivisione del totale delle ore tra lezioni in aula e corsi in videoconferenze, esercitazioni online e scambio di informazioni via chat.

Inevitabile quindi che il trend della formazione online continui ad impennarsi e a conquistare anche le università tradizionali. Già lo scorso settembre, il Sole 24Ore sottolineava come la didattica digitale possa diventare fonte di grande attrattività e di entrate economiche per università e scuole management, secondo le autorevoli opinioni di Rebecca Taylor e David Asch, rispettivamente presidente del board delle certificazioni di Eoccs e direttore mondiale della sezione Quality Services della Efmd: «Il punto della trasformazione di sistema, nel caso della formazione universitaria e postuniversitaria, è proprio la risposta che le università tradizionali riescono a dare. Se si rinnovano e aggiungono corsi possono affrontare il mutamento colossale che impone la formazione online».

Il sondaggio 2017 State of Data Science & Machine Learning Survey, su un campione di 16mila professionisti del settore, ha rilevato che soltanto il 30% dei data scientist ha un bachelor in computer science (laurea triennale in informatica) e solo il 18% la triennale in matematica o statistica. Tutti gli altri si sono formati autonomamente online, frequentando i Mooc (Massive Open Online Couses). Un fenomeno, questo dei Mooc, esiste appena da sei anni ma già può vantare numeri più impressionanti di quelli del Bitcoin (senza però essere una bolla destinata ad esplodere). Secondo i dati pubblicati da Class Central, oltre 800 università mondiali, italiane incluse, hanno erogato circa 8mila corsi online, con oltre 60 milioni di studenti che ne hanno frequentato almeno uno. E questo trend di crescita continua a non fermarsi.

Tra le piattaforme più famose ci sono sicuramente la statunitense Coursera, che unisce sei università USA tra cui quella di Stanford e di Princeton, e che vanta 23 milioni di utenti registrati; l’edX, quella del Mit di Boston e di Harvard con 10 milioni di iscritti; la cinese XuetangX, con 6 milioni di utenti; la britannica FutureLearn, che conta 5,3 milioni di frequentanti; e di Udacity, che ne ha 4 milioni. I Mooc, tra le altre cose, possono vantare costi molto ridotti, se non la completa gratuità.

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Dottore in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, laureato all’Università Statale di Milano con una tesi sull’editoria multimediale e la comunicazione online, è da diversi anni social media strategist, copywriter e autore per il Web, per la TV e per la radio.
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