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La “Nave della Speranza” a Bari, ricordando lo sbarco della Vlora

Nave-Della-Speranza

Era il 1991 e la nave mercantile Vlora, di ritorno da Cuba con un carico di zucchero di canna, stava sbarcando nel porto di Durazzo, in Albania, quando una folla di oltre 20.000 persone la assalì e costrinse il comandante Halim Milaqi a salpare per l’Italia. Giunta a Brindisi, il viceprefetto Bruno Pezzuto, dopo essersi reso conto che sarebbe stato uno sbarco di gran lunga superiore a quelli avvenuti fino a quel momento, convinse il capitano Milaqi a dirigersi verso Bari.

Nave-Vlora-Bari

Mentre nel capoluogo pugliese si cercava di prendere tempo per organizzare le misure necessarie e i centri di accoglienza, il capitano Milaqi forzò il blocco portuale, comunicando di avere feriti gravi a bordo e di non poter fare altro a causa del carico eccessivo. Così, l’8 agosto, Vlora attraccò al cosiddetto Molo Carboni di Bari, il più distante dalla città.

Durante le operazioni di attracco, furono in molti a gettarsi in mare, con la nave ancora in movimento, per cercare di raggiungere la banchina e scappare. Ventimila albanesi in cerca di speranza si riversarono in una città impreparata ad un flusso così cospicuo e inaspettato di migranti, in piena stagione turistica. I profughi vennero sistemati nello Stadio della Vittoria e al porto di Bari. Alcuni fuggirono in città, cercando riparo alla stazione, nelle chiese, nei giardini o presso qualche famiglia.

A 27 anni dal suo sbarco, quello della Vlora è ricordato ancora come l’episodio più significativo dell’ondata migratoria tra il 1990 e il 1992, durante la guerra dei Balcani, e rimane ancora oggi il più grosso sbarco di profughi in fuga dalla guerra mai arrivato in Italia con un’unica nave.

Proprio per celebrare e ricordare le vicissitudini della Vlora, sabato 4 agosto 2018 si è tenuta la Cerimonia di Consegna e di posa de “La nave della speranza”, scultura dell’artista albanese Ledi Shaban, donata alla città di Bari dall’associazione Noi che l’arte, presieduta da Massimo Diodati, con la sponsorizzazione dell’Università eCampus. L’artista ha progettato e realizzato la sua opera non solo per ricordare lo sbarco dei suoi connazionali, ma anche e soprattutto per omaggiare il popolo barese che in quei giorni mostrò il suo lato più umanitario e accogliente nell’aiutare le oltre 20.000 persone arrivate in città in fuga dagli orrori della guerra.

Foto-di-Gruppo-Nave-della-Speranza

«Ventisette anni fa, nei porti pugliesi, arrivavano continuamente imbarcazioni cariche di albanesi disperati – ha dichiarato l’assessore Maselli – Un ottuso regime dogmatico era caduto e una grave crisi economica e politica spinse tanti a scappare. Come accade oggi a siriani, eritrei, afgani. Poi, la mattina dell’8 agosto 1991 nulla fu più come prima. La nave Vlora, presa d’assalto da 20 mila persone, attaccò nel porto di Bari e fu storia di accoglienza, battaglia istituzionale tra il sindaco Dalfino intenzionato ad accogliere e il presidente della Repubblica Cossiga, convinto a respingere. Vincemmo noi baresi, con il nostro cuore grande, con case aperte agli stranieri sconosciuti, con una gara di solidarietà e sensibilità che ci fa onore ancora oggi. Dopo 27 anni ricordiamo tutto questo con una scultura scoperta stamane e posta proprio all’ingresso del porto di Bari, città aperta».

Cerimonia di presentazione della scultura la “Nave della Speranza”, dell’artista albanese Ledi Shabani.

Pubblicato da Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale su Sabato 4 agosto 2018

 

Locandina-Nave-della-Speranza

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Dottore in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, laureato all’Università Statale di Milano con una tesi sull’editoria multimediale e la comunicazione online, è da diversi anni social media strategist, copywriter e autore per il Web, per la TV e per la radio.
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