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Parità di genere? In Italia le donne sono sottopagate e sottoccupate

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Il mondo del lavoro ha subito una trasformazione radicale negli ultimi 50 anni. Le donne che sono entrate nel mondo professionale sono sicuramente di più rispetto a qualche anno fa, ma una volta lì si trovano ancora di fronte ad una situazione non sempre facile segnata da ridotte opportunità di crescita professionale, aumento di molestie e lavoro a basso reddito rispetto ai loro colleghi maschi.
Infatti, oggi, le donne hanno ancora il doppio delle probabilità rispetto agli uomini di trovare un lavoro a bassa retribuzione.

La crisi del 2008 ha provocato un iniziale restringimento del divario delle condizioni lavorative di uomini e donne, tuttavia, ricerche dimostrano che, una volta iniziata la fase di recupero le condizioni degli uomini sono migliorate mentre, in generale, quelle delle donne sono rimaste le stesse, continuando in alcuni casi a degradare.

Questa tendenza è stata sottolineata da un rapporto Oxfam dedicato al lavoro femminile che ha preso in considerazione la situazione nei 28 paesi Ue nel 2017.

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Fonte: Oxfamitalia.org

Il quadro emerso ha sottolineato come la disparità di trattamento tra uomini e donne continua ad essere una triste realtà in tutta Europa, tanto da affermare che le donne sono costrette a lavorare 59 giorni in più rispetto ai colleghi uomini per avere lo stesso stipendio.
In Europa dunque le donne sono pagate meno, sono più esposte a lavori precari, rimangono occupate in ruoli che non tengono conto delle loro reali qualifiche di studio o capacità professionali. E sulle loro spalle grava anche il lavoro domestico (dai dati risulta anche che il 97% delle donne si prende cura dei figli mentre soltanto il 72% degli uomini fa altrettanto).

Fonte: Oxfamitalia.org

“Bassi salari, lavori precari, difficoltà della conciliazione vita-lavoro, sono tra le principali ragioni per cui le donne vivono una situazione di povertà lavorativa che sta aumentando in Europa”, ha detto la direttrice delle campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti. “Le prime a essere colpite sono le donne migranti, le giovani e le famiglie monoparentali, che affrontano il più alto rischio di precarietà e povertà lavorativa.”

E l’Italia non va in controtendenza essendo invece uno dei Paesi con il tasso di occupazione più basso a livello europeo. Meno della metà della popolazione femminile italiana è occupata e di queste il 25% lavora al di sotto delle proprie potenzialità (dato che ci fa comprendere effettivamente quanto le competenze delle donne non pesino come dovrebbero nel mondo del lavoro) e circa 3 lavoratrici su 4 sono vittime del part-time involontario.

“Per un Paese in cui le donne in media risultano avere qualifiche più alte rispetto ai lavori che vengono loro offerti, non garantire loro condizioni lavorative adeguate equivale a una perdita di capitale umano, sul quale invece bisognerebbe investire – ha sottolineato la Bacciotti – bisognerebbe anche riconoscere tutto il lavoro di cura, invisibile e non retribuito che le donne portano sulle spalle contribuendo significativamente alla crescita economica di un Paese. I dati sono chiari: nel mondo, il lavoro domestico non pagato delle donne ammonta a 10 miliardi di dollari all’anno, il 13% del Pil mondiale”.

Inoltre nel 2017 circa il 10% delle donne, pur lavorando, era a rischio povertà vivendo in un nucleo familiare con reddito al di sotto della soglia minima.
Sempre sulla base dei dati 2017 relativi all’Italia, inoltre, si legge che solo il 48,9% delle donne tra i 16 e i 64 anni era occupata, mentre la media europea era attestata sul 62,4%.

A evidenziare l’arretratezza italiana rispetto ad altri paesi europei anche il tasso di partecipazione economica delle donne. Un indicatore monitorato nel Global Gender Gap Index, realizzato dal World Economic Forum che nel 2017 ha portato l’Italia al 118esimo posto su 142 Paesi. Un dato che evidenzia come l’Italia sia ancora indietro in tema di accesso al mercato del lavoro, retribuzione e avanzamento di carriera.

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