I LAVORI DEL FUTURO

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro compie 100 anni: il lavoro del futuro tra minacce e sfide

Un primo centenario ricco di temi e questioni su cui interrogarsi quello dell’ILO, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, celebrato a Ginevra recentemente: dalla minaccia della globalizzazione ai conflitti, dalle tensioni commerciali al precariato, dai salari insufficienti fino alla sfida dell’automazione e della robotica, che secondo il forum mondiale dell’economia renderà superflui 5 milioni di posti di lavoro entro il 2020.

«Il lavoro è una delle più efficaci infrastrutture della pace mondiale – ha proclamato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – Ripetiamo con determinazione: no al lavoro minorile e no al lavoro forzato. Sì alla parità di genere; alla protezione dell’infanzia e della maternità; alla sicurezza sul lavoro; alla protezione sociale; al lavoro strumento di libertà e mezzo di elevazione del tenore di vita; all’eguaglianza nel campo educativo e professionale; all’esercizio del diritto alla contrattazione collettiva». (Leggi tutto l’intervento del Presidente: QUI).

«Non c’è dubbio che la globalizzazione abbia portato benefici alle grandi industrie nazionali – ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel, alla conferenza annuale davanti ai 187 membri fra rappresentanti di governo, sindacati e datori di lavoro – Per questo gli Stati hanno l’obbligo non solo di assicurare condizioni di lavoro eque al loro interno, ma anche di agire perché queste siano garantite in ogni punto della catena di forniture globali».

Al centro del messaggio del presidente francese Emmanuel Macron, reduce dallo scontro e dal malcontento sociale sfociato per mesi nelle proteste di Gilet Gialli, invece, c’è il divario tra chi crea il profitto e chi ne beneficia: «Quando le persone, a qualsiasi categoria sociale appartengano, non trovano più la loro quota di progresso, perdono fiducia nella politica e nel governo, È quanto sta succedendo nelle nostre democrazie. Questo, per alcune persone, rende attrattivo l’autoritarismo».

Forse inevitabile l’affondo da parte della Russia che, seppur senza mai citare gli Stati Uniti,  non risparmia chi ha avvitato un’escalation globale nella guerra dei dazi, attraverso le parole del premier Dmitri Medvedev: «Il comportamento di alcuni Paesi, nella sfera commerciale ed economica diventa sempre più aggressivo. Siamo al confine con l’arbitrarietà. L’intero ordine mondiale, costruito nell’arco di decenni, è a rischio».

Tutti i partner si sono impegnati a discutere un trattato globale di difesa dei lavoratori dagli abusi di ogni natura. Un documento che si spera venga approvato entro il mese.

La Conferenza Internazionale del Lavoro proseguirà fino al 21 giugno. A partecipare oltre 5000 delegati da 187 diversi paesi del mondo, tra cui datori di lavoro, lavoratori ed esponenti di governo, tra cui per l’Italia il Vicepremier e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio. E se da un lato il motivo della riunioni è la celebrazione del primo secolo di vita dell’Organizzazione, dall’altro è ricercare soluzioni alle sfide del futuro del mondo del lavoro, promuovere i diritti dei lavoratori, incoraggiare l’occupazione in condizioni dignitose, migliorare la protezione sociale e rafforzare il dialogo sulle problematiche del lavoro. Infatti, nonostante i progressi tecnologici comportino rapidi cambiamenti, il futuro del lavoro non è non può essere determinato dai robot o dall’intelligenza artificiale, bensì da governi, come sottolineato dal Direttore Generale dell’OIL Guy Ryder, durante l’inaugurazione dei lavori, prima di fare appello ai 189 Paesi membri affinchè nella dichiarazione finale vengano inserite chiare linee guida sulla giustizia sociale.

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Dottore in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, laureato all’Università Statale di Milano con una tesi sull’editoria multimediale e la comunicazione online, è da diversi anni social media strategist, copywriter e autore per il Web, per la TV e per la radio.
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