CINEMA

“Escape Room”, il primo (pessimo) film di una lunga serie

Le Escape Room stanno spopolando da qualche anno in ogni zona d’Italia. Ormai non sono neanche più definibili una moda, con centinaia di stanze distribuite in ogni regione e con migliaia di clienti ogni mese, sono sicuramente definibili un nuovo modello di divertimento di gruppo. 

Anche le aziende hanno iniziato ad intravedere le potenzialità di questa attività, organizzando sempre più spesso attività di team building per migliorare il lavoro di gruppo e la cooperazione in azienda. 

Sulla scia di questo entusiasmo sono usciti diversi film, il più recente è “Escape Room” di Adam Robitel, ma oggi parliamo dell’omonimo e precursore “Escape Room” di Will Wernick, complice anche la sua uscita sulla piattaforma Amazon Prime Video

Il film, made in USA, è fortunatamente breve e, oltre ad un buon ritmo narrativo e ad un pallido tentativo di ripercorrere le orme di Saw, ha ben poco da dire. 

E’ il compleanno dell’insopportabile Tyler, che insieme all’insopportabile fidanzata Christen ed altri 4 insopportabili amici di ceti sociali molto alti, decidono di provare una escape room inedita, segreta e costosissima. 

Qui la velocità narrativa rallenta molto, tentando di farci conoscere i personaggi ma riuscendo soltanto a farci ottenere un vago quadro dei loro rapporti personali. Si intuisce che il loro rapporto sia finto e costruito, fatto di inganni e tradimenti, come un qualsiasi buon Saw insegna. 

Entrati nella stanza degli enigmi tutto sembra normale, gli indovinelli sono originali e i ragazzi proseguono senza sospettare nulla.

Dopo circa un’ora di film iniziano gli incidenti e, da qui, si ha la stessa sensazione di quando a scuola ti accorgevi di colpo che ti rimanevano solo 20 minuti per finire il compito: il susseguirsi di eventi diventa incalzante e troppo sbrigativo, eliminando personaggi con più o meno senso uno dietro l’altro. Non so se questo possa essere definito ritmo narrativo, sinceramente non credo, ma concediamo il beneficio del dubbio. 

Alla fine, dopo aver corso per venti minuti (sia i personaggi, sia il regista, sia noi), tutto si conclude con un bel discorso sulla lealtà e sui rapporti costruiti per opportunismo. Ecco la morale finale che mancava per sforare dal tributo alla copia. 

In conclusione, non un film da vedere. Nota di merito per il tempismo, è stato il primo film ad uscire cavalcando l’onda delle Escape Room. Ma, molto spesso, la fretta non va di pari passo con la qualità. 

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