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Summit ONU sul clima del 23 settembre: una data da ricordare

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Secondo molti, questa è stata una settimana fondamentale per il clima, la più importante da almeno tre anni: lunedì 23 settembre, infatti, i leader politici di tutto il mondo si sono riuniti a New York per il Climate Action Summit, voluto fortissimamente soprattutto dal Segretario Generale dell’ONU António Guterres, per richiamare all’ordine molti Paesi, primo fra tutti gli Stati Uniti, che non stanno onorando gli impegni di riduzione delle emissioni inquinanti presi negli Accordi di Parigi.

Scopo del vertice, secondo Guterres, assieme ad altre due importanti iniziative mondiali per il clima, era di rispondere ad una semplice ma cruciale domanda: è ancora possibile salvare la Terra dall’autodistruzione, nonostante le principali superpotenze inquinanti non vogliano fare la propria parte?

Greta Thunberg, 16 anni, simbolo della battaglia contro i cambiamenti climatici, è andata a New York il 28 agosto, attraversando l’Atlantico in barca a vela. Davanti al Congresso USA, a chi accusava altri Paesi di non fare abbastanza contro i cambiamenti climatici, rispondeva: «Siete un così grande Paese. In Svezia, quando chiediamo ai politici di fare qualcosa, rispondono: “Non importa che cosa facciamo. Guardate gli Stati Uniti”». Foto: Shutterstock

Approvati nel dicembre 2015, gli Accordi di Parigi impegnano 195 Paesi a mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale al di sotto di 2° C, e a fare tutto il possibile per ridurlo ulteriormente a 1,5° C. Quel semplice mezzo grado che equivale alla differenza tra la vita e la morte per numerose zone costiere e comunità insulari, minacciate dall’avanzata dei mari.

Prima dell’inizio del summit, il segretario dell’ONU aveva scritto a tutti i leader chiedendo di venire «pronti ad annunciare i piani che fisseranno il prossimo anno per ridurre le emissioni di gas serra per il 2030 e raggiungere emissioni zero entro il 2050».

Proprio in occasione del Summit sul Clima, lunedì mattina i giovani di Fridays for Future Roma avevano appeso uno striscione davanti al Colosseo: «Le promesse e le buone intenzioni non ci interessano, si deve agire subito per fermare il disastro climatico – hanno dichiarato – Il nostro Pianeta sta bruciando: servono soluzioni radicali per un cambiamento di sistema».

A infastidire molti era stato proprio l’annuncio di Donald Trump che non avrebbe partecipato, preferendo un incontro sulla libertà religiosa a livello globale proprio nello stesso palazzo dell’ONU alla stessa ora del vertice sul clima. «Non partecipare all’incontro ma essere presente al palazzo dell’ONU è un attacco» aveva detto il direttore dell’iniziativa sul clima del World Resources Institute David Waskow. Un attacco puntato soprattutto contro i tanti giovani scesi in piazza, guidati dalla paladina dell’ambiente Greta Thunberg, per chiedere un’azione immediata sul clima.

Il colpo di scena però è arrivato con Trump che ha fatto la sua entrata in scena a sorpresa, prendendo posto accanto al vice presidente Mike Pence e all’ambasciatore USA all’ONU Kelly Craft, proprio subito dopo il veemente intervento di Greta Thunberg. La ragazza, che proprio in quel momento stava per lasciare il palazzo delle Nazioni unite, è stata bloccata da un agente e scortata in un angolo per consentire il passaggio al presidente degli Stati Uniti e lasciargli così modo di intrattenersi alcuni istanti coi giornalisti, lasciando allibita e indignata la giovane attivista.

In ogni modo, lunedì, nel corso del Summit, sono stati raggiunti traguardi importanti verso l’intenzione di raggiungere un’economia a zero emissioni, come espresso da un comunicato del segretario generale Guterres: «Sessantasei governi, 10 regioni, 102 città, 93 aziende e 12 investitori si sono impegnati nel raggiungere le zero emissioni nette di Co2 entro il 2050. L’emergenza climatica è una gara che stiamo perdendo, ma possiamo vincerla».

È stato inoltre annunciato che 68 paesi si sono formalmente impegnati a rivedere verso l’alto i loro piani climatici entro il 2020, ovvero entro quando i 195 firmatari degli Accordi di Parigi dovrebbero presentare ed esporre nuovi impegni. E ancora, 30 paesi stanno aderendo ad un’alleanza il cui scopo è fermare la costruzione di centrali a carbone a partire dal 2020.

Ciò che resterà certo nella memoria dei più, tuttavia, sarà il veemente e sofferto discorso di Greta, le cui accuse e la cui rabbia questa volta non hanno saputo trattenersi: «Il mio messaggio è che vi terremo d’occhio. Questo è tutto sbagliato. Io non dovrei essere qui. Dovrei tornare a scuola dall’altra parte dell’Oceano. Eppure venite tutti da noi giovani a cercare speranza. Come osate? Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote. Eppure io sono una fra le fortunate. Le persone stanno soffrendo. Le persone stanno morendo. E gli ecosistemi stanno crollando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa e tutto ciò di cui parlate sono i soldi e le fiabe dell’eterna crescita economica. Come osate? Per più di 30 anni la scienza è stata cristallina. Come osate continuare a distogliere lo sguardo e venire qui a dire che state facendo abbastanza quando la politica e le soluzioni necessarie non si vedono ancora? Dite di ascoltarci e di capire l’urgenza, ma non importa quanto sia triste e arrabbiata. Non voglio crederlo, perché se voi capiste davvero la situazione e continuaste a non agire, allora sareste malvagi e mi rifiuto di crederci.
Ci state deludendo. Ma i giovani stanno iniziando a capire il vostro tradimento. Gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi. E se scegliete di fallire noi non vi perdoneremo mai. Non vi lasceremo andare via così. Proprio qui, adesso, è dove tracciamo la linea. Il mondo si sta svegliando e il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Grazie».

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Dottore in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, laureato all’Università Statale di Milano con una tesi sull’editoria multimediale e la comunicazione online, è da diversi anni social media strategist, copywriter e autore per il Web, per la TV e per la radio.
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