CINEMA

“Piccole donne” torna al cinema nel modo più attuale possibile

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Il Piccole donne di Louisa May Alcott è tornato al cinema nella sua sesta trasposizione, questa volta scritto e diretto da Greta Gerwig, ed stata una delle pellicole più attese degli ultimi mesi. In parte, il merito di queste alte aspettative va ad un cast veramente d’eccezione e alla regista che nel 2017 col suo primo film, Lady Bird, si era fatta notare da pubblico e critica, ma è indiscutibile che sia anche e soprattutto merito della storia senza tempo delle sorelle March, che con il passare dei decenni resta attuale e acquisisce anzi sempre nuovi significati.

I due libri di Piccole donne, scritti nel 1868 e nel 1869, narrano la storia delle quattro sorelle March che vivono sole con la madre, mentre l’amato padre è al fronte a combattere nella Guerra di Secessione Americana. Meg, Jo, Beth e Amy, che hanno tra i 16 e i 12 anni all’inizio del romanzo, sono molto diverse tra loro ma tutte fortemente determinate e, nel corso della storia, cresceranno e impareranno come si diventa donne. A partire da questa semplice ma non scontata idea, la Alcott punta l’attenzione su come non può esistere un unico modello femminile, ogni (piccola) donna è diversa e deve trovare la propria strada. Questo è senza dubbio l’elemento su cui si basa non solo l’essenza dei romanzi, ma anche il segreto della loro fama e del loro successo. 

Proprio da questa forza intrinseca, Piccole donne è stato ripetutamente trasformato in film, serie tv e anime. Le trasposizioni cinematografiche sono numerose e tra le più famose vanno ricordate quelle del 1949 di Mervyn LeRoy (con June Allyson, Elizabeth Taylor, Margaret O’Brien e Peter Lawford) e del 1994 di Gillian Armstrong (con Winona Ryder, Susan Sarandon, Christian Bale, Gabriel Byrne, Trini Alvarado, Claire Danes, Samantha Mathis e Kirsten Dunst).

Se è pur vero che ogni versione cinematografica tenta di parlare alla propria generazione, quella di Greta Gerwig ha una forza tutta sua e, attraverso tutte le nuove sfaccettature sottolineate dalla regista, riesce a veicolare magistralmente il messaggio sul valore dell’amore e sulla necessità della parità di genere, ottenendo così grande successo sia da parte del pubblico che della critica.

Il nuovo Piccole donne, infatti, non è semplicemente una trasposizione: Greta Gerwig, che si dice da sempre ispirata dal personaggio di Jo March, ha voluto mettere molto di sé nell’eroina del suo film, ma anche apportare una serie di cambiamenti e aggiunte con lo scopo di rendere la sua opera il più attuale e universale possibile. La prima “rivoluzione” sta senza dubbio nella struttura stessa della storia: se nei libri e in tutte le precedenti trasposizioni le vicende venivano narrate in ordine cronologico, Gerwig preferisce iniziare con una Jo già adulta, impegnata nello scrivere e vendere i propri lavori. Di conseguenza, tutte le avventure delle bambine, il celebre Natale senza regali, il primo incontro con Laurie vengono narrati come continui flashback che danno dinamicità alla pellicola facendo prevalere il lato emotivo su quello temporale.

Emma Watson (che nel film interpreta Meg), in un’intervista in cui parla di una scena in cui Jo tenta di vendere il proprio manoscritto contrattando sui diritti d’autore con l’editore, spiega: «Si tratta di credere in se stessi e conoscere il proprio valore e possederlo. L’attuale situazione di Taylor Swift è un grande esempio: sei giovane, hai talento e qualcuno vuole comprare il tuo lavoro, ma possedere i diritti di ciò che è tuo è importantissimo perché non puoi sapere cosa gli altri decideranno di fare con le tue opere». Questo immediato paragone tra la protagonista principale del film e una delle cantanti più amate degli ultimi anni mostra la volontà di tutta la produzione di sottolineare quanto i temi di Piccole donne siano profondamente legati al nostro quotidiano.

Questa particolare scena, come anche altre, non era presente nel romanzo, ma dà un valore aggiunto all’opera andando a toccare tematiche care alle donne di oggi e alle loro battaglie. Non di meno, Greta Gerwig ha voluto rendere omaggio a Louisa May Alcott, inserendo alcuni tratti celebri dell’autrice nella caratterizzazione di Jo, uno su tutti i crampi alla mano della scrittrice: dopo tutto è stata lei ad ispirare la regista così come moltissime altre artiste a seguire i propri sogni nonostante tutto e tutti.

Ogni trasposizione cinematografica di Piccole donne è stata caratterizzata anche dalla scelta del cast, non a caso sempre composto da star già affermate o in ascesa. Basti pensare alle già citate Elizabeth Taylor, Winona Ryder, Susan Sarandon e Christian Bale. Non poteva perciò smentirsi questa versione del 2019. A interpretare Meg, Emma Watson nota sì per i suoi iconici ruoli cinematografici (a partire da Hermione Granger in Harry Potter), ma anche e sempre di più per il suo attivismo come femminista e ambasciatrice dell’Un Women.  Nei panni di Jo, c’è Saoirse Ronan, che a 26 anni non ancora compiuti può vantare già tre candidature agli Oscar e il fatto di essere una delle attrici più amate del momento. Amy è interpretata da Florence Pugh, che pur non potendo vantare la stessa fama delle due colleghe è un astro nascente: ha appena concluso Midsommar e presto comparirà in Black Widow. Infine, nel ruolo di Beth c’è Eliza Scanlen, che si è fatta da poco notare nella miniserie Sharp Objects e che potrebbe trovare in Piccole donne il suo trampolino di lancio definitivo.

Ad affiancare il cast delle sorelle, il giovane attore più quotato del momento Timothée Chalamet (nel ruolo di Laurie), reduce dalle esperienze con Luca Guadagnino (Chiamami col tuo nome) e Woody Allen (Un giorno di pioggia a New York); Laura Dern (nei panni della signora March), vincitrice del Golden Globe per Storia di un matrimonio; e Meryl Streep (zia March) che non ha di certo bisogno di presentazioni.

In conclusione, senza dubbio se le opere di Louisa May Alcott vengono lette, rilette e reinterpretate ancora dopo 150 anni è perché hanno un valore indiscutibile e ancora molto attuale. Piccole donne e Piccole donne crescono puntavano a incoraggiare le lettrici femminili a essere sempre loro stesse, a migliorarsi, a voler essere sempre la loro versione più coraggiosa e migliore, senza tuttavia scendere a compromessi con chi sono realmente. E se ancora oggi, dopo tanti anni, questi romanzi continuano ad ispirare registe e artiste in tutto il mondo a trovare nuovi modi per essere raccontati è perché le donne (ma perché no? Anche gli uomini!) continuano ad aver bisogno di sentirselo ripetere: siate voi stessi e lottate perché possiate esserlo.

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Dottore in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, laureato all’Università Statale di Milano con una tesi sull’editoria multimediale e la comunicazione online, è da diversi anni social media strategist, copywriter e autore per il Web, per la TV e per la radio.
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