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Kobe Bryant, il campione che amava l’Italia

Kobe Bryant, uno dei più grandi campioni del basket di tutti i tempi è morto la mattina del 26 gennaio, in un tragico incidente in elicottero sulle colline di Calabasas, zona nord-ovest della California, con lui anche la figlia Gianna di 13 anni.

Nato a Philadelphia il 23 agosto 1978, all’età di 6 anni giunge in Italia seguendo suo padre Joe, anche egli campione di basket prima alla AMG Sebastiani Rieti e poi ai Viola di Reggio Calabria.

Seguendo le orme del padre, nel 1996 a soli 18 anni debutta come professionista – all’epoca il più giovane giocatore nell’ NBA – nei Los Angeles Lakers vestendone i panni per 20anni. Considerato tra i migliori marcatori nella storia dell’NBA con più di 33mila punti, con una media di 25 punti a partita, vincendo ben 4 MVP-Most Valuable Player.

I movimenti che ricordavano quelli di un serpente nero che si muove in campo con spiccata personalità e la freddezza di ragionamento nei momenti difficili, gli suggerirono il soprannome di Black Mamba-rivedendosi in un personaggio del film Kill Bill2- e vestendo in campo solitamente il ruolo di guardia tiratrice, ma anche di playmaker, ala piccola e talvolta di difensore.

Oltre agli innumerevoli premi e riconoscimenti sportivi ottenuti, nel 2018 arrivò anche l’Oscar per il cortometraggio d’animazione Dear Basketball. Kobe Bryant, l’uomo diventato leggenda, morto a soli 41 anni, lasciando i fan di tutto il mondo stretti in cordoglio, struggente il ricordo di Alicia Keys ai Grammy Awards 2020 allo Staples Center di Los Angeles.

Nel novembre 2015 Kobe diede l’addio al basket attraverso una bellissima lettera, pubblicata sul The Players’ Tribune, proprio quella che ispirò Dear Basketball e che è giusto riproporre per dire addio a un grande campione.

“Caro basket,
dal momento in cui ho cominciato ad arrotolare i calzini di mio padre
e a lanciare immaginari tiri della vittoria nel Great Western Forum
ho saputo che una cosa era reale: mi ero innamorato di te

Un amore così profondo che ti ho dato tutto
dalla mia mente al mio corpo
dal mio spirito alla mia anima.

Da bambino di 6 anni
profondamente innamorato di te
non ho mai visto la fine del tunnel.
Vedevo solo me stesso
correre fuori da uno.

E quindi ho corso.
Ho corso su e giù per ogni parquet
dietro ad ogni palla persa per te.
Hai chiesto il mio impegno
ti ho dato il mio cuore
perché c’era tanto altro dietro.

Ho giocato nonostante il sudore e il dolore
non per vincere una sfida
ma perché TU mi avevi chiamato.
Ho fatto tutto per TE
perché è quello che fai
quando qualcuno ti fa sentire vivo
come tu mi hai fatto sentire.

Hai fatto vivere a un bambino di 6 anni il suo sogno di essere uno dei Lakers
e per questo ti amerò per sempre.
Ma non posso amarti più con la stessa ossessione.
Questa stagione è tutto quello che mi resta.
Il mio cuore può sopportare la battaglia
la mia mente può gestire la fatica
ma il mio corpo sa che è ora di dire addio.

E va bene.
Sono pronto a lasciarti andare.
E voglio che tu lo sappia
così entrambi possiamo assaporare ogni momento che ci rimane insieme.
I momenti buoni e quelli meno buoni.

Ci siamo dati entrambi tutto quello che avevamo.
E sappiamo entrambi, indipendentemente da cosa farò,
che rimarrò per sempre quel bambino
con i calzini arrotolati
bidone della spazzatura nell’angolo
5 secondi da giocare.
Palla tra le mie mani.
5… 4… 3… 2… 1…

Ti amerò per sempre”
Kobe

 

 

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