TECNOLOGIA

12 donne che hanno cambiato il mondo tecnologico

Se pensate che le scoperte nel mondo della tecnologia siano solo frutto di menti maschili, che si tratti di un lavoro esclusivamente “da uomini”, sappiate che vi state sbagliando. Le donne hanno sempre contribuito alle scoperte e agli sviluppi scientifici, fin dall’antichità.

Oggi, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, vogliamo ricordare le loro scoperte, le lotte che hanno affrontato e quelle che ancora li aspettano, per far valere i propri diritti. Non molti sono a conoscenza delle scoperte fatte dalle donne, anche perché, oggettivamente, sono rare le donne esperte di informatica e in generale di digitale e innovazione tecnologica, competenze considerate per troppo tempo più affini all’universo maschile.

È davvero una questione di predisposizione innata o c’entra la cultura, che in molte parti del mondo impone modelli diversi di apprendimento a bambini e bambine? Fatto sta che nella storia ci sono state e ci sono donne “nerd” o “geek”: informatiche, scienziate, ricercatrici, innovatrici e top manager di aziende tecnologiche. Sono figure importanti, perciò non vanno dimenticate. Soprattutto perché possono essere d’esempio per le generazioni presenti e future di giovani donne interessate all’innovazione tecnologica.

Abbiamo avuto donne che sono state emergenti: da programmatrici a dirigenti d’azienda, da esperte di cybersecurity a scienziate.

A partire da Ada Lovelace, di seguito un breve riepilogo delle donne che hanno contribuito allo sviluppo e ricerca informatica.

1) Ada Lovelace a 17 anni, durante un ricevimento, conobbe il matematico Charles Babbage, inventore che influenzò molto i suoi studi futuri. L’uomo le parlò del suo ultimo progetto, la Macchina Analitica, uno dei tasselli fondamentali della storia dell’informatica. Tale macchina era sostanzialmente il primo prototipo di computer meccanico.

Ada capì subito le potenziali applicazioni ben più complesse e futuristiche di tale macchina, prevedendo che avrebbe cambiato le sorti dell’umanità in ambito scientifico, e prefigurando il concetto di intelligenza artificiale. Dalla collaborazione fra i due, e la corrispondenza col giovane ingegnere italiano Luigi Federico Menabrea, Ada elaborò un algoritmo per la Macchina Analitica, che le avrebbe consentito di calcolare i numeri di Bernoulli. Tale lavoro è stato riconosciuto al giorno d’oggi come il primo vero e proprio programma mai scritto per un computer.

Ada Lovelace è stata dunque a tutti gli effetti la prima programmatrice della storia dei computer, nonché la visionaria che intravide i primi abbozzi di un futuro informatico non troppo lontano.

2) Suor Mary Kenneth Keller, nata nel 1913 e morta nel 1985 fu una donna di fede ma anche una pioniera dell’informatica.

Dopo aver preso i voti e ben due lauree in matematica e fisica, Mary fu la prima donna nella storia degli Stati Uniti ad ottenere un PhD in informatica, ossia un dottorato. La sua tesi trattava degli algoritmi necessari alla soluzione analitica di equazioni differenziali.

Nel 1958 partecipò allo sviluppo del BASIC, un linguaggio di programmazione ad alto livello. Nel 1965 invece, iniziò una brillante carriera nel campo dell’insegnamento al Clarke College di Dubuquenell’Iowa. Qui fondò il Dipartimento di Informatica del College e lo resse per ben vent’anni.

3) Hedy Lamarr, nata nel 1914 e morta nel 2000, oltre ad essere una diva del cinema e la prima attrice ad interpretare una scena di nudo fu anche una grande inventrice. Ha sviluppato insieme al compositore George Antheil un sistema di guida a distanza per siluri. Il brevetto consiste in un sistema di modulazione per la codifica di informazioni da trasmettere su frequenze radio, verso un’entità che li riceverà nello stesso ordine con il quale sono state trasmesse. La sua invenzione contribuì in modo decisivo alla sconfitta dei nazisti ed è  alla base di tutte le tecnologie di comunicazione senza fili che usiamo oggi, dal Wi-fi al Gps.

4) Karen Spärck Jones, nata nel 1935 e morta nel 2007. Dopo la laura in Filosofia e una breve carriera come insegnante, si dedicò del tutto al mondo dei computer. Divenne docente di informatica alla prestigiosa Cambridge, e fu per tutta la sua vita una forte sostenitrice dell’avvicinamento delle donne all’intero campo tecnologico.

Karen fu l’ideatrice del sistema alla base dei moderni motori di ricerca, con la creazione della cosiddetta funzione di peso td-idf. Questa funzione era capace di misurare la rilevanza e importanza di uno specifico termine in relazione ad uno o più documenti. Karen presentò questo lavoro in un articolo nel 1972 “A statistical interpretation of term specificity and its application in retrieval”, che venne poi concretizzato da Mike Burrows nel 1994 con la creazione del motore di ricerca Alta Vista. Un’opera essenziale per rendere più facilmente consultabili numerosissimi documenti destinati a moltiplicarsi e ammucchiarsi esponenzialmente nei decenni a venire.

5) Grace Murray Hopper, nata nel 1906 e morta nel 1992 fu una brillante matematica, informatica ed anche una militare statunitense. Dopo aver ottenuto un PhD in matematica nel 1934 a Yale, insegnò per due anni al Vassar College e in seguito si arruolò nella Riserva della Marina nel ’43. La sua genialità le offrì un posto in Marina nonostante non rientrasse negli standard minimi fisici, a causa della sua bassa statura. A Grace la storia dell’informatica deve molto, in quanto fra le tante cose, il suo ruolo fu essenziale nella programmazione del COBOL, linguaggio adoperato ancora oggi in software commerciali di tipo bancario. A Grace dobbiamo anche l’utilizzo del termine bug per definire un malfunzionamento di un computer, e le relative operazioni di debugging.

6) Radia Perlman, nata nel 1951, è ancora oggi una celebre informatica soprannominata affettuosamente “la madre degli switch“. Dopo una laurea in matematica ed un dottorato in informatica al prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT), Radia ha donato al progresso informatico un contribuito storicamente essenziale, senza la quale oggi non avremmo internet così come lo conosciamo. Radia, fra i suoi numerosi contributi, è celebre per aver concepito l’algoritmo alla base del protocollo spanning tree, essenziale nel networking.

7) Adele Goldberg, nata nel 1945, è tutt’ora una celebre informatica statunitense. Laureata in matematica con un master in informatica, ha ottenuto il PhD in scienze dell’informazione. È stata per diversi anni operativa presso il PARC, il Centro di ricerca Xerox a Palo Alto ed è stata la co-fondatrice della ParcPlace-Digitalk. I suoi contributi al mondo dell’informatica sono stati riconosciuti e premiati nel corso degli anni, ed è nota in particolare per il lavoro di sviluppo del linguaggio di programmazione Smalltalk, in collaborazione con Alan Kay.

8) Anita Borg, nata nel 1943 e morta nel 2003, è stata un’informatica americana, specializzata nello sviluppo di sistemi operativi e di programmi per la gestione di comunità virtuali. Oggi non è ricordata solo per i suoi meriti in campo tecnologico, ma anche per essere stata una visionaria e un’anticipatrice, capace di coniugare le sue conoscenze a una visione lungimirante dei cambiamenti in atto nella società, aumentando la portata della rivoluzione tecnologica e lavorando affinché sempre più donne potessero farne parte. Ha creato un sistema di comunicazione online quando il web e i social network non esistevano ancora e fondato la prima e più importante mailing-list rivolta unicamente alle donne che operano in ambito tecnologico. Tra gli anni Ottanta e Novanta è diventata il simbolo dell’inclusione femminile nelle stanze dei bottoni della computer science.

9) Fabiola Gianotti, nata nel 1962, ha un dottorato di ricerca in fisica sub-nucleare. Approdata all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), ha partecipato ad un concorso per una borsa di studio per giovani fisici bandita dal Cern e, avendola ottenuta, è partita per Ginevra con l’idea di restarci un paio d’anni. Non ha lasciato più il laboratorio perché assunta definitivamente come ricercatore nel Dipartimento di Fisica. Al Cern la Gianotti ha lavorato  in vari esperimenti tra cui Atlas, del quale è stata coordinatrice internazionale dal 2009 al 2013. Proprio l’esperimento Atlas ha fornito i dati che hanno portato a scoprire il bosone di Higgs. Una scoperta da Nobel, per la quale sono stati premiati lo stesso Higgs e il collega Francois Englert e, per la prima volta nella storia del Nobel, ha meritato una menzione un’istituzione di ricerca come il Cern. Dal 2016 è la prima donna a ricoprire l’incarico di direttore generale del Cern, il laboratorio scientifico più prestigioso del mondo

10) Linda Hill, nata nel 1956, ha vinto l’“Oscar dell’innovazione” . E’ stata inserita al sesto posto nella classifica dei Thinkers50, vero e proprio “Oscar del pensiero manageriale” assegnato ai personaggi più autorevoli in quest’ambito. Negli anni ad Harvard ha creato moduli formativi che permettono di apprendere in modo nuovo come si fa innovazione. L’ha fatto in stretta collaborazione con l’italiano Maurizio Travaglini, che con la sua società milanese Architects of Group Genius lavora da anni sugli stessi temi ed è diventato così consulente dell’Università di Harvard. Linda è autrice de Il Genio Collettivo, che racconta dall’interno come lavorano i team che fanno innovazione e come si comportano i loro leader.

11) Arianna Menciassi, nata nel 1971, è una ricercatrice di fama internazionale. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la robotica biomedica e chirurgica, le tecnologie dei microsistemi e l’applicazione delle micro e nano-tecnologie alla diagnostica e alla terapia. Al suo attivo ha oltre cento pubblicazioni e le sue ricerche sono d’aiuto per i medici nella chirurgia e nella prevenzione. “Il mondo della robotica tradizionale, quindi robotica industriale – ha detto – è molto maschile, ma la robotica biomedica, e l’ingegneria biomedica in generale, sono un mondo misto. Questo perché l’aspetto biomedico della robotica attira molto le donne, che pensano all’utilità e al valore sociale di quello che fanno forse più degli uomini”.

12) Samantha Cristoforetti, nata nel 1977,  è stata la prima donna italiana (e la terza europea) ad andare nello spazio. Durante la missione ha condotto esperimenti di fisiologia umana (dall’Università di Ferrara), analisi biologiche (wearable monitoring studiato dalla Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus) e sperimentato la stampa di oggetti 3D in assenza di peso, progettata dalle aziende italiane Altran e Thales Alesia Space. Samantha parla italiano, tedesco, inglese, francese e russo.

Speriamo che con le future generazioni le donne vengano sempre più apprezzate per i loro talenti e riescano ad emergere sempre nel mondo scientifico, proprio come gli uomini. Ciò che questa giornata vuole insegnarci, infatti, è proprio la parità di genere, e l’abbattimento di tutti i pregiudizi e la disuguaglianze tra le due figure, ormai facenti parte di una cultura vecchia e non rappresentativa del mondo moderno.

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