EMOJI o EMOTICON

da | Lug 20, 2021 | Attualità, Digital School, Tecnologia

Oggi parliamo delle Emotiocon o Emoji

Per molto tempo si è dibattuto circa la loro paternità, inizialmente attribuita ad un giovane operatore telefonico giapponese e poi confermata quella di Shigetaka Kurita, le cui emoticon originali, circa 176, sono oggi esposte al Museum of Modern Art di New York.

Il nome emoticon deriva dall’inglese emotion+icon: icone emozionali, comunemente chiamate da tutti faccine o emoji, anche se in realtà in origine le emoji differivano dalle emoticon in quanto le prime erano quelle ottenibili dalla composizione di due simboli, ad esempio lo smile con i due punti e la parentesi tonda 😊 , le emoticon sono quelle già graficamente “esistenti”.

Oggi, quando parliamo di emoji o emoticon facciamo riferimento ad un’unica realtà. Basta scrivere sui nostri dispositivi la parola o il simbolo che vorremmo inserire come emoji ed il telefono subito risponde restituendo l’emoticon desiderata.

Negli anni che seguono la prima applicazione delle emoticon da parte di Shigetaka Kurita, il primo ad accorgersi della loro forza comunicativa è stata la Apple, decidendo di incorporare le emoji su altre piattaforme.

Sono numerose le implementazioni e aggiornamenti relativi al numero di emoticon disponibili sui nostri dispositivi mobile e sulle varie applicazioni: Facebook, Instagram, Whatsapp, Skype etc.. Al passo con i tempi i programmatori con le nuove “faccine” hanno aiutato a superare tabù, infrangere muri e seguire le tendenze. Basta molto semplicemente pensare al Covid: il nuovo aggiornamento include faccine che indossano la mascherina, la siringa per il vaccino.

Tutto questo è dovuto al fatto che le emoji vengano ad oggi considerate al pari di una parola, se non più forte o semplicemente più veloce. Sono numerose, infatti, le aziende che ad oggi adoperano le emoticon  per reperire informazioni e feedback da parte clienti, un esempio abbastanza noto è quello dell’Ikea che a fine percorso chiede di selezionare una emoticon in base all’esperienza vissuta all’interno del loro store con una faccina felice o triste.

Le moji ed emoticon possono aiutare a semplificare il linguaggio e la sua comprensione, non stupisce infatti che nel 2015 il dizionario di Oxford ha deciso di nominare come parola dell’anno una emoji : lo smile con le lacrime

Le differenze culturali inizialmente hanno portato ad alcuni fenomeni di incomprensione, motivo per il quale si è cercato di dare un valore culturalmente specifico, definendo una teoria legata all’utilizzo delle emoticon/emoji: neuro-culturale.

Col termine “neuro” ci si riferisce alla relazione tra un’emozione specifica ed una espressione legata a tale emozione; “cultura”, invece, si riferisce al programma espressivo in cui intervengono elementi culturalmente tipici.

Nel tempo, in modo quasi naturale, si sono diffuse delle display rules, delle regole sociali per il corretto utilizzo di alcune emoticon in base alle culture e circostanze sociali in cui vengono utilizzate, in quanto rappresentano un importantissimo mezzo di comunicazione e condivisione tra paesi e culture diverse.

Le Emoticon hanno creato una nuova lingua universale, quella delle emozioni, permettendo di stabilire un principio di comunicazione anche tra persone che parlano lingue diverse.

Si va sempre di più incontro ad una nuova forma comunicativa che riesca in qualche modo ad rendere vicine alcune culture e generazioni. Nonostante alcune difficoltà per le generazioni più vecchie, nel tempo anche loro si stanno adattando a questa nuova forma di comunicazione.

Non stupisce, infatti, che proprio Il 17 Luglio, in occasione della giornata mondiale dedicata alle Emoji, Facebook abbia comunicato che presto le emoticon disponibili sulla chat Messanger saranno implementate.

27 nuove SoundEmoji, delle emoji con brevi tracce audio verranno aggiunte alle tradizionali emoji, un po’ forse come ha fatto la Apple con iMessage.