La Giornata del Mediterraneo, che si celebra il 28 novembre, nasce per ricordare il 28 novembre 1995, data che segnò l’inizio del Processo di Barcellona, un progetto politico messo a punto per rafforzare la cooperazione tra i paesi dell’Europa e quelli del Sud del Mediterraneo. Dal Processo di Barcellona nacque, più avanti, l’Unione per il Mediterraneo (UfM), che ha reso la giornata un’occasione annuale per promuovere il dialogo interculturale, la cooperazione e il senso di identità mediterranea. È solo nel novembre 2020 che gli Stati membri dell’UfM hanno ufficialmente dichiarato il 28 novembre come “Giornata del Mediterraneo”.
Perché la Giornata del Mediterraneo 2025 è speciale
Il 2025 segna un traguardo importante: sono passati 30 anni dal Processo di Barcellona. Questo anniversario diventa il filo rosso della campagna di quest’anno, intitolata “We need to talk, Mediterranean”, in italiano: “Dobbiamo parlare, Mediterraneo”. La chiamata è a rinnovare il dialogo, non solo fra governi, ma fra culture, generazioni, comunità, e, in un senso più profondo, con noi stessi.
Gli eventi del 2025
Le iniziative previste per la Giornata del Mediterraneo 2025 sono molteplici, e uniscono politica, cultura e ambiente: a Roma, presso la Fondazione UniVerde, prende vita “Mediterranean Day: le best practice Made in Italy per la tutela del mare”, presentazione del 20° Rapporto “Gli italiani, le rinnovabili e la Green & Blue Economy”, con focus su pratiche virtuose italiane per la tutela del mare. Ingresso libero, entro le ore 15 previa registrazione. Firenze offre invece il concerto “Sounds from the Grassroots: Youth Voices for Peace and Dialogue Across the Mediterranean” promosso da Anna Lindh Foundation/Euromed. Ingresso libero, entro le ore 19. Location: Auditorium Ottone Rosai.
Il senso profondo
La Giornata del Mediterraneo è, più che mai, un invito alla riflessione collettiva. Non è solo commemorazione, è appello per ricostruire ponti tra popoli, per prendersi cura del mare e per dialogare. In sostanza, il 28 novembre, con ciò che rappresenta, ci ricorda che siamo parte di una geografia non solo fisica ma culturale.






