Edwin Hubble e la scoperta delle galassie oltre la Via Lattea

da | Dic 30, 2025 | Attualità

Nel 1924 Edwin Hubble annunciò qualcosa di rivoluzionario: molte delle nebulose osservate fino ad allora non appartenevano alla Via Lattea, ma erano altre galassie. Fino a quel momento l’Universo, per la maggior parte degli astronomi, era pressocché circoscritto alla nostra galassia. Le cosiddette “nebulose spiraliformi” erano considerate oggetti interni, nubi di gas o sistemi in formazione, immersi nello stesso grande disco stellare di cui siamo ospiti. L’idea che potessero esistere interi sistemi stellari al di fuori della Via Lattea era ipotizzabile, certo, ma rimaneva controversa. Il celebre “Grande Dibattito” del 1920, tra Harlow Shapley e Heber Curtis, aveva esposto e argomentato proprio questa incertezza.

Stelle variabili Cefeidi

Utilizzando il telescopio Hooker da 100 pollici del Mount Wilson, all’epoca il più potente al mondo Hubble, Hubble riuscì a risolvere alcune nebulose in singole stelle. In particolare, nella nebulosa di Andromeda individuò stelle variabili Cefeidi, un tipo di stella il cui periodo di pulsazione è direttamente legato alla luminosità reale. Questo legame, scoperto pochi anni prima da Henrietta Leavitt, permetteva di misurare distanze cosmiche in modo affidabile.

Le nebulose diventarono galassie

Andromeda era troppo lontana per appartenere alla Via Lattea. Non si trattava di una nube interna, ma di un intero sistema stellare separato, paragonabile per dimensioni alla nostra galassia. Nel 1924 Hubble presentò i risultati: l’Universo non finiva dove si era sempre pensato. Da quel momento, le nebulose diventarono galassie. La Via Lattea perse così il suo primato di “contenitore” unico e assoluto del cosmo.

Una scoperta sorprendente

La portata della scoperta fu enorme. L’umanità, che fino a quel momento convinta di essere collocata al centro dell’Universo, scoprì di trovarsi in una realtà più periferica. Negli anni successivi, Hubble avrebbe mostrato anche che le galassie non solo esistono in gran numero, ma si allontanano tra loro: l’Universo è in espansione. Tutto questo cambiò radicalmente il nostro approccio con l’astronomia, insegnandoci a guardare il cielo con occhi nuovi.