Quando si parla di sport, la mente è portata ad associare questa parola alla sola attività fisica, lasciando del tutto fuori la dimensione mentale. In realtà, la prestazione sportiva è largamente influenzata dalla psiche. In questo spazio si colloca lo psicologo dello sport. È prima di tutto uno psicologo, con una laurea in Psicologia e l’iscrizione all’Albo professionale, che ha scelto di specializzarsi nell’ambito sportivo. Indistintamente, può operare con dilettanti, giovani sportivi, squadre, allenatori e talvolta anche arbitri, adattando il proprio intervento al contesto e agli obiettivi specifici.
Insegna a gestire le emozioni
Ma attenzione, sfatiamo lo stereotipo dello psicologo che subentra solo nel caso in cui ci sia un disagio profondo su cui intervenire: la missione dello psicologo dello sport è di aiutare un atleta a rendersi consapevole del proprio potenziale, acquisendo così fiducia nelle proprie risorse. O meglio, questo professionista insegna a gestire le emozioni, affinché esse non si ripercuotano sulla performance, sabotandola. Gare importanti, aspettative elevate, giudizio del pubblico o dell’allenatore possono generare tensioni difficili da controllare.
Lavora anche con le squadre
Nel contesto delle squadre, il professionista in questione lavora sulle dinamiche di gruppo. La comunicazione tra compagni, il rapporto con l’allenatore, la gestione dei conflitti interni e la costruzione di un clima di fiducia sono aspetti decisivi per il rendimento collettivo. In questi casi il suo intervento si avvicina alla psicologia dei gruppi e delle organizzazioni, pur restando ancorato alla specificità sportiva.
Dà supporto in caso di infortunio
Un momento particolarmente delicato è quello dell’infortunio. Quando un atleta è costretto a fermarsi, spesso la stasi si accompagna a sentimenti di frustrazione, anticamera di una crisi che, se non intercettata per tempo, può cronicizzarsi. Da qui, la demotivazione, la convinzione di non farcela e il senso di inutilità. Lo psicologo dello sport accompagna l’atleta nel recupero psicologico, aiutandolo a mantenere un atteggiamento costruttivo.
Un ruolo, molte possibilità
Dal punto di vista lavorativo, può operare in società sportive, federazioni, centri di allenamento, scuole, palestre o studi privati. C’è chi sceglie di lavorare come libero professionista, collaborando con più realtà contemporaneamente e costruendo nel tempo una fitta rete di contatti.
Lo stipendio
Per quanto riguarda il guadagno, non esiste uno stipendio fisso uguale per tutti. All’inizio della carriera i compensi sono spesso modesti e legati a collaborazioni saltuarie. Dovendo definirli, potrebbero corrispondere a circa 1.500 euro al mese. Mentre con l’esperienza e l’ingresso in contesti più strutturati le entrate possono crescere in modo significativo, arrivando a 3.500 euro al mese. Nei livelli più alti dello sport professionistico, soprattutto quando si lavora stabilmente con club importanti o nazionali, i compensi diventano decisamente più elevati, fino a 5.000 euro mensili.
Un professionista molto richiesto
Negli ultimi anni la richiesta di psicologi dello sport è aumentata perché lo sport è diventato sempre più competitivo. Allenare il corpo senza allenare la mente non è più sufficiente. La differenza tra due atleti di pari talento è spesso tutta nella capacità di gestire la pressione, restare concentrati e reagire agli imprevisti.







