Ti capita mai di essere colto da un inspiegabile istinto di ribellione, anche alle richieste più elementari? Non sai cosa sia a spingerti a dire di no, eppure non vuoi conformarti alle aspettative di chi ti assegna un compito, fosse anche il più semplice del mondo… Il tuo problema potrebbe avere radici più profonde di quanto pensi, e risponde al nome di “reattanza”.
Come si manifesta
La reattanza psicologica è un fenomeno studiato dalla psicologia sociale che descrive la tendenza degli individui a opporsi, in modo spesso automatico, a ciò che viene percepito come una limitazione della propria libertà di scelta. Quando una persona avverte che un comportamento, un’opinione o un desiderio vengono imposti dall’esterno, può emergere una risposta emotiva orientata a ristabilire l’autonomia minacciata. Paradossalmente, questo porta talvolta a fare esattamente il contrario di ciò che viene richiesto.
Chi l’ha scoperta
Il primo a indagare questo fenomeno e a coniare un termine per indicarlo, fu lo psicologo Jack Brehm, negli anni sessanta. Definì la “reattanza” come uno stato motivazionale negativo che nasce quando una libertà comportamentale viene ridotta o eliminata. Il temperamento del singolo individuo c’entra poco, poiché all’arrivo di una richiesta specifica, la reattanza può manifestarsi in chiunque, che sia gentile o scortese, disponibile o zotico, inducendolo a dire “no, non lo faccio”.
I risultati degli studi
Non sono pochi gli studi sperimentali orientati ad approfondire questo fenomeno… Alcuni di essi mostrano che messaggi troppo direttivi, autoritari o prescrittivi aumentano la probabilità che il destinatario rigetti le richieste che gli vengono rivolte, anche se vantaggiose. Meta-analisi pubblicate su riviste come Journal of Personality and Social Psychology e Communication Research indicano che l’uso di linguaggio imperativo, divieti espliciti o toni moralizzanti tende a generare maggiore reattanza rispetto a messaggi che tengono conto dell’autonomia decisionale.
A tutti può capitare di sperimentarla
La reattanza sembra inoltre variare in funzione di fattori individuali e culturali. Persone con un forte orientamento all’autonomia, o cresciute in contesti che valorizzano l’indipendenza personale, tendono a manifestarla con maggiore intensità. Allo stesso tempo, anche chi vive in contesti più collettivisti può sperimentare reattanza, soprattutto quando le richieste esterne vengono percepite come arbitrarie o ingiustificate.
Non sono le regole, ma come vengono comunicate
Negli ultimi anni, il concetto di reattanza è tornato al centro dell’attenzione in relazione a temi sociali complessi, come le politiche sanitarie, le restrizioni comportamentali e la comunicazione istituzionale. Stando alla scienza, il problema non è tanto la presenza di regole o indicazioni, quanto il modo in cui esse vengono comunicate. Messaggi che riconoscono il punto di vista del destinatario, che spiegano le ragioni delle richieste e che lasciano spazio alla scelta soggettiva tendono a ridurre la reattanza e ad aumentare l’adesione. In sintesi, questo fenomeno psicologico non è un difetto individuale né un semplice rifiuto dell’autorità, ma una risposta profonda al bisogno umano di sentirsi autori delle proprie decisioni.







