Se facessimo una di quelle interviste che al giorno d’oggi si improvvisano per strada, è probabile che molti non saprebbero rispondere alla domanda su chi sia stato Piero Calamandrei. Siamo qui per colmare una simile lacuna.
Piero Calamandrei fu uno dei più importanti giuristi, politici e intellettuali italiani del Novecento. Nato a Firenze nel 1889 e morto nel 1956, è ricordato soprattutto per il suo ruolo fondamentale nell’Assemblea Costituente che scrisse la Costituzione italiana dopo la caduta del fascismo. Accanto alla figura del “padre costituente” convivevano in lui quelle del professore universitario, dell’avvocato, dell’antifascista, dello scrittore e del difensore della democrazia.
Figura versatile
Tutte queste dimensioni coesistevano in un’unica persona, contribuendo a renderla memorabile. Calamandrei fu un intellettuale capace di unire diritto, etica e impegno civile. In un’epoca in cui spesso si parla di crisi della democrazia, le sue parole restano un forte richiamo alla responsabilità individuale e collettiva.
Dopo la fine della Seconda guerra mondiale e il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, che sancì la nascita della Repubblica, Calamandrei venne eletto all’Assemblea Costituente. Qui diede un contributo significativo alla redazione della nuova Carta fondamentale dello Stato: la Costituzione della Repubblica Italiana.
La Costituzione come impegno morale
In un celebre discorso del 1955, rivolgendosi agli studenti milanesi, disse: «La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile».
Calamandrei aveva un’idea chiara di cosa fosse quel “combustibile”: la responsabilità civile e la memoria della lotta antifascista. Quest’ultimo aspetto costituì un elemento fondamentale della sua vita pubblica.
L’impegno antifascista
Durante il regime di Benito Mussolini, Calamandrei non aderì mai al fascismo. Pur continuando a insegnare (dopo aver prestato, come imposto a tutti i docenti universitari nel 1931, il giuramento di fedeltà al regime) mantenne una posizione critica e partecipò alla Resistenza culturale e politica.
Dopo la guerra fu tra i fondatori del Partito d’Azione, formazione politica che riuniva molti intellettuali antifascisti e si ispirava ai valori di libertà, giustizia sociale e democrazia.
Ancora attuale
Negli ultimi anni la figura di Calamandrei è tornata al centro del dibattito pubblico, anche alla luce di temi di stretta attualità quali: la difesa della Costituzione, l’indipendenza della magistratura, l’educazione civica nelle scuole e la memoria della Resistenza.
A distanza di molti anni dalla sua scomparsa, risuona ancora l’eco del suo messaggio: la democrazia non è garantita per sempre. Ha bisogno di cittadini consapevoli, informati e partecipi.







