È uno dei libri più celebrati della narrativa, un classico per ragazzi, in grado di coinvolgere i piccoli e grandi lettori da diverse generazioni. Comparso per la prima volta nelle librerie inglesi nel 1884 e in quelle americane nel febbraio del 1885, Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain è uno dei pilastri della letteratura americana, annoverato tra i migliori romanzi americani per la sua capacità di rappresentare (e criticare) la società e il razzismo dell’America nel periodo seguente la guerra civile attorno al 1840.
La trama de Le avventure di Huckleberry Finn
Il protagonista del romanzo è Huckleberry Finn (già comparso nel precedente Le avventure di Tom Sawyer), un ragazzino di circa tredici anni che vive nella cittadina di St. Petersburg, nel Missouri. Figlio di un padre ubriacone e violento, Huck viene affidato alla vedova Douglas, che cerca di “civilizzarlo”. Il ragazzo però sogna una vita libera, senza costrizioni, così per scappare dall’ambiente opprimente inscena la propria morte e scappa, rifugiandosi su un’isola nel fiume Mississippi.
Qui incontra Jim, uno schiavo nero fuggitivo di proprietà della signorina Watson, sorella della vedova Douglas, che per conquistarsi la libertà vuole raggiungere gli Stati liberi del Nord. I due decidono di viaggiare insieme su una zattera lungo il Mississippi, e durante il viaggio incontrano una serie di personaggi memorabili di tutte le estrazioni sociali, come la coppia di truffatori “il Re” e “il Duca”, che si spacciano per il Duca d’Acquasparta e il Re di Francia Luigi XVII, o le famiglie Grangerford e Shepherdsons impegnate da decenni in una faida.
Nel finale Huck, aiutato da Tom Sawyer, escogita un piano per liberare Jim, mentre Huck, ritornato alla tanto temuta e osteggiata vita “civilizzata”, sceglie di scappare nuovamente e dirigersi verso ovest per inseguire il suo desiderio di libertà e individualismo: “Credo che andrò nel Territorio indiano prima degli altri, perché zia Sally ha intenzione di adottarmi e civilizzarmi, e io una cosa così la posso sopportare. Ci ho già provato una volta”.
Perché Huckleberry Finn non è solamente un libro per ragazzi
Le avventure di Huckleberry Finn è annoverato tra i grandi romanzi della letteratura americana per diversi motivi. Primo fra tutti, il linguaggio: Twain affida la narrazione al protagonista, replicando fedelmente la lingua parlata del Sud degli Stati Uniti, con le sue costruzioni grammaticali imperfette e le espressioni colloquiali autentiche. Una scelta all’epoca spiazzante, controcorrente rispetto le convenzioni che volevano che si utilizzasse solo un registro letterario alto e distante dalla lingua parlata.
Al centro del libro, inoltre, ci sono temi come razzismo, schiavitù, l’ipocrisia religiosa e le contraddizioni morali dell’America post-guerra civile. Tematiche affrontate con ingenuità grazie al punto di vista narrante di Huck, ma che permette a Twain di smascherarle, criticarle e smontarle con efficacia.
Uno dei punti di forza rivoluzionari del libro è la relazione tra Huck e Jim. Fino ad allora i personaggi di colore erano rappresentati nella letteratura americana come semplici “spalle comiche”, senza spessore. Jim, invece, è un personaggio complesso, ha sentimenti, emozioni, paure, desideri, una forte dignità e spessore morale, una rappresentazione che sfidò e mise in crisi gli stereotipi razziali del tempo. Ed è per questo che Le avventure di Huckleberry Finn è stato più volte messo la bando negli Stati Uniti, prima da chi lo riteneva volgare e diseducativo, poi da chi ne contestava il linguaggio reputato razzista.
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