Poche donne hanno segnato la scienza e la storia come Rita Levi-Montalcini: unica donna italiana ad aver vinto un Premio Nobel scientifico, neurobiologa, accademica, filantropa e senatrice a vita. Levi-Montalcini ha dedicato la sua esistenza intera allo studio del sistema nervoso, arrivando a scoperte che hanno cambiato il modo in cui comprendiamo il cervello e malattie come cancro, SLA, Alzheimer e Parkinson.
Gli anni della formazione e le difficoltà del periodo fascista
Nata a Torino nel 1909 da Adamo Levi, ingegnere elettrotecnico e matematico, e dalla pittrice Adele Montalcini, assieme alla gemella Paola è la più giovane della famiglia. Contro il volere del padre, che riteneva l’università poco adatta alle donne, decise di iscriversi alla facoltà di Medicina, dove si laurea nel 1936. In questo periodo inizia a lavorare nell’istituto di Anatomia di Giuseppe Levi, dove incontrò altri futuri premi Nobel come Salvador Luria e Renato Dulbecco, concentrandosi sullo studio del sistema nervoso.
Con l’introduzione delle leggi razziali fasciste del 1938, Levi-Montalcini, di famiglia ebraica, fu costretta ad emigrare in Belgio. Tornò l’anno dopo a Torino dove allestì un piccolo laboratorio domestico nella sua camera da letto per proseguire le sue ricerche scientifiche.
Nel 1943 a causa dell’invasione nazista del Paese si spostò nuovamente, insieme a Giuseppe Levi, a Firenze. Lì la scienziata strinse rapporti con i partigiani e, con la scacciata dalla città dei tedeschi, diventò medico presso il quartier generale anglo-americano. Con la fine della Seconda Guerra Mondiale tornò a Torino, dove rimase fino al 1947 prima di trasferirsi negli Stati Uniti.
La scoperta del fattore di crescita nervoso
Nel 1947, su invito del neuroembriologo Viktor Hamburger, Rita Levi-Montalcini avviò la sua carriera accademica e di ricerca presso la Washington University di St. Louis. Fu presso questa università che, insieme al biochimico Stanley Cohen, nel 1954 identificò il fattore di crescita nervoso (Nerve Growth Factor, NGF), una proteina capace di stimolare la crescita e la sopravvivenza delle cellule nervose.
Questa scoperta rivoluzionò completamente la comprensione dei meccanismi che regolano lo sviluppo del sistema nervoso, dimostrando per la prima volta che esistono sostanze chimiche specifiche in grado di guidare la crescita cellulare. La scoperta del fattore di crescita nervoso influenzò enormemente gli studi sul cancro, sulle malattie degenerative e sui processi di rigenerazione tissutale.
Insieme a Stanley Cohen, per questa scoperta fu insignita del Premio Nobel per la Medicina nel 1986: “La scoperta dell’NGF all’inizio degli anni Cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell’organismo”, si legge nella motivazione.
Tornata in Italia nel 1977, Levi-Montalcini diventò professoressa ordinaria all’Università di Torino e continuò la sua attività di ricerca fino alla morte. Nel 2001 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi la nominò senatrice a vita per i suoi eccezionali meriti in campo scientifico.
Morì a Roma il 30 dicembre 2012 all’età di 103 anni, lasciando un’eredità scientifica ed umana che continua ad ispirare generazioni di ricercatori e ricercatrici di tutto il mondo.







