Adriano Olivetti viene ricordato come uno degli imprenditori più preganti e rappresentativi del Novecento italiano. Nato a Ivrea l’11 aprile 1901 e morto prematuramente nel 1960, non fu soltanto il presidente dell’azienda di famiglia, la Olivetti, ma un intellettuale, editore e politico capace di immaginare un nuovo modello di impresa, fondato sulla centralità della persona. Il suo nome è legato alla rivoluzione industriale italiana del dopoguerra.
Le origini e la formazione
Adriano Olivetti era figlio di Camillo Olivetti, fondatore dell’azienda nel 1908. Cresciuto in un ambiente colto e progressista, studiò Ingegneria Chimica al Politecnico di Torino. Fin da giovane dimostrò una curiosità che andava oltre la tecnica: era interessato alla sociologia, alla filosofia politica e ai modelli industriali americani.
Negli anni Venti visitò gli Stati Uniti per studiare l’organizzazione del lavoro nelle grandi fabbriche. Grazie a quel viaggio comprese l’importanza dell’efficienza produttiva, ma intuì anche i limiti di un sistema che considerava l’operaio solo come forza lavoro e non come individuo.
La trasformazione dell’azienda Olivetti
Quando assunse la guida della Olivetti negli anni Trenta, Adriano iniziò a trasformare l’impresa sulla base del suo modello innovativo, che concepiva l’azienda come una comunità. Per lui il profitto non era l’unico obiettivo. L’impresa doveva migliorare la qualità della vita dei lavoratori e del territorio.
Tra le altre cose, viene ricordato per aver introdotto servizi che all’epoca suonavano come una rivoluzione. Qualche esempio?Assistenza sanitaria, asili nido, biblioteche aziendali, iniziative culturali. Promosse salari equi e condizioni di lavoro avanzate. Credeva che un lavoratore rispettato e coinvolto fosse anche più motivato e produttivo.
Questa visione lo portò a sviluppare una vera e propria teoria politica. Fondò il Movimento Comunità e si impegnò direttamente nella vita pubblica, proponendo un modello di società basato su piccole comunità territoriali, autonome e solidali.
Il ruolo culturale e politico
Oltre a essere imprenditore, Adriano Olivetti fu editore e promotore culturale. Attraverso le Edizioni di Comunità pubblicò opere di sociologia, urbanistica e filosofia, contribuendo al dibattito intellettuale italiano del dopoguerra.
Fu eletto deputato nel 1958. La sua esperienza politica, tuttavia, rimase breve. La sua morte improvvisa nel 1960, durante un viaggio in treno verso la Svizzera, interruppe un progetto che mirava a riformare profondamente il rapporto tra economia, società e istituzioni.
Ad oggi, Adriano Olivetti si perpetua nel ricordo come l’uomo che cercò di conciliare industria e umanesimo.







