La Metamorfosi di Ovidio protagonista di un’imperdibile mostra a Galleria Borghese

da | Giu 29, 2026 | Attualità

Dopo la presentazione al Rijksmuseum di Amsterdam approda finalmente anche a Roma presso la Galleria Borghese la mostra Metamorfosi. Ovidio e le arti, grande progetto espositivo sviluppato dalle due istituzioni, a cura di Francesca Cappelletti e Frits Scholten, e visitabile fino al 20 settembre 2026.  

Gli spazi della Galleria Borghese non sono stati scelti casualmente: fu il cardinale Scipione Borghese, infatti, ad edificare il Casino nobile per ospitare la sua vasta collezione artistica, concependo l’architettura come luogo culturale capace di intrecciare mito, arte e autorappresentazione. Nel Settecento, per volere di Marcantonio IV Borghese gli spazi furono riorganizzati dall’architetto Antonio Asprucci, che pose le sculture al centro delle sale ispirandosi esplicitamente alle Metamorfosi di Ovidio.

Il tema delle metamorfosi legame tra Ovidio e la Galleria Borghese

A partire dal poema di Ovidio, il progetto esplora la metamorfosi, intesa come trasformazione continua di corpo, identità e materia, come principio universale e come chiave di lettura del cosmo, della materia e della condizione umana.

Sono oltre ottanta le opere provenienti da musei europei e americani, costruendo un racconto che attraversa cinque secoli di arte dal Rinascimento alla modernità. Tra i protagonisti spiccano Correggio, Michelangelo, Tiziano, Rubens e Poussin, fino a Jean-Léon Gérôme, Auguste Rodin e Constantin Brâncuși.

Cuore pulsante della mostra sono le sculture di Gian Lorenzo Bernini già presenti nella collezione della Galleria Borghese: l’Apollo e Dafne e il Ratto di Proserpina, due capolavori dell’arte barocca, che immortalano nel marmo l’istante della trasformazione nel poema ovidiano, in un dialogo intenso con le altre opere ospitate.

Il percorso espositivo

L’itinerario parte dal racconto della creazione del mondo, con il passaggio dal Caos all’ordine cosmico rappresentato da opere di Louis Finson, Hendrick Goltzius, Herri met de Bles, Auguste Rodin e Constantin Brâncuși. Con le loro opere, questi artisti hanno saputo tradurre la nascita della materia informe, mostrando come la metamorfosi sia all’origine della vita e della natura.

Negli spazi poi spicca il nucleo dedicato a Leda e il cigno. Nel VI libro delle Metamorfosi, Ovidio racconta gli inganni e le metamorfosi con cui gli dèi seducono gli uomini. Qui compare Leda, regina di Sparta e moglie di Tindaro, rappresentata “sotto le ali del cigno”: Giove, trasformato nell’animale, si unisce a lei, e dalle uova create uscirono i gemelli divini Castore e Polluce. La mostra ricostruisce il mito attraverso opere derivate dalle opere perdute di Leonardo Da Vinci e Michelangelo, e in particolare con la straordinaria Danae di Correggio.

Il percorso prosegue con il rapporto tra arte e vita indagato attraverso le interpretazioni del mito di Pigmalione, scultore cipriota che si innamora di una sua stessa statua d’avorio, fino a che Venere, mossa dalla sua devozione, la porta in vita. Nelle interpretazioni di Jean-Léon Gérôme e Auguste Rodin la materia stessa sembra animarsi sotto gli occhi del visitatore, trasformando il desiderio creativo in una riflessione sul potere generativo dell’arte.

Infine, l’ultima parte è dedicata all’amore, tema onnipresente nell’opera ovidiana. Qui trovano spazio dipinti di Tiziano e Nicolas Poussin, arazzi tardomedievali dedicati a Narciso ed Eco come rappresentazione dell’amore capace di creare e distruggere, di generare desiderio, contemplazione, perdita e nascita, di governare e trasformare tanto la natura quanto gli umani e gli dèi.

Metamorfosi. Ovidio e le arti è visitabile presso la Galleria Borghese fino al 20 settembre 2026.