Tra gli autori più letti e influenti del Novecento capace di conquistare ancora oggi il grande pubblico spicca sicuramente Arthur Conan Doyle e il suo Sherlock Holmes, il più celebre detective che ha rivoluzionato il genere del poliziesco.
Medico di formazione e scrittore per vocazione, Doyle ha attraversato l’epoca vittoriana ed edoardiana lasciando un’eredità importante nella letteratura gialla, nel romanzo storico e anche nella saggistica.
Chi era Arthur Conan Doyle
Nato a Edimburgo nel 1859, Arthur Ignatius Conan Doyle dopo gli studi classici si iscrive alla facoltà di Medicina dell’università di Edimburgo. Lì conosce il dottor Joseph Bell, chirurgo noto per le sue spiccate capacità di osservazione e deduzione cliniche da cui prenderà ispirazione per creare Sherlock Holmes. È proprio durante questi anni, infatti, che Doyle inizia a tratteggiare il personaggio di Holmes.
Il successo letterario arriva nel 1887 con la pubblicazione dei racconti su Holmes e il suo braccio destro John Watson, che porta Doyle ad abbandonare la pratica medica per dedicarsi completamente alla scrittura. Nel 1893, stanco del personaggio, ne inscena la presunta morte nelle cascate di Reichenbach, salvo poi per resuscitarlo nel giro di pochi anni, pressato dall’insistenza dei lettori che non vedevano l’ora di leggere altri racconti con Holmes protagonista.
Nel frattempo, Doyle decide di partire come medico volontario alla guerra boera, esperienza che gli vale il titolo di cavaliere nel 1902, diventando così Sir Arthur Conan Doyle. Negli ultimi anni della sua vita, si dedica con crescente intensità allo spiritualismo, a cui dedica anche numerosi scritti, prima di spegnersi nel 1930 all’età di 71 anni.
Sherlock Holmes e le trasposizioni
Il nucleo più celebre della produzione di Arthur Conan Doyle è indubbiamente quello incentrato su Sherlock Homes, l’investigatore più celebre della storia del giallo dalle capacità di osservazione e deduzione straordinarie. Holmes esordisce nel 1887 con il romanzo Uno studio in rosso e diventa il protagonista di altri tre romanzi e cinquantasei racconti tra cui Il segno dei quattro (1890), Le avventure di Sherlock Holmes (1892), Le memorie di Sherlock Holmes (1894) e Il mastino dei Baskerville (1902).
Sherlock Holmes è, inoltre, uno dei personaggi letterari più adattati nella storia del cinema e della televisione. Già a partire dagli anni Trenta e Quaranta, l’attore Basil Rathbone lo incarna in una lunga serie di film che ne fissano l’immaginario collettivo tra pipa, cappello a deerstalker e mantello.
Decenni dopo il personaggio è interpretato nella popolarissima serie della BBC Sherlock, con Benedict Cumberbatch nei panni del detective in chiave contemporanea e Martin Freeman in quelli di Watson, mentre la serie Elementary con Jonny Lee Miller e Lucy Liu trasferiscono l’ambientazione nella New York di oggi.
Sul fronte cinematografico, Guy Ritchie ha scelto come coppia Robert Downey Jr. e Jude Law per proporre una versione più action, riavvicinando ancora una volta il pubblico a questi personaggi.
Doyle oltre Holmes
Accanto alla produzione dedicata a Holmes, Doyle spazia con opere di generi diversi come Il mondo perduto (1912), ciclo fantascientifico-avventuroso del professor Challenger, romanzi storici come La compagnia bianca (1891) e Sir Nigel (1905) che riflettono la sua passione per il Medioevo e per la narrativa cavalleresca.
Negli ultimi decenni della sua vita, si aggiungono anche i trattati sullo spiritismo come Apparizioni delle Fate (1922) in cui Doyle descrive le sue convinzioni sulla natura e l’esistenza delle fate e degli spiriti, riproduce le cinque fotografie delle fate di Cottingley, afferma che chi sospettava che fossero false si sbagliava ed esprime la sua convinzione che fossero autentiche. Decenni dopo, fu definitivamente dimostrato che le foto, scattate dalle cugine Frances Griffiths ed Elsie Wright, erano state falsificate, e le autrici ammettevano la falsità, sebbene entrambe sostenessero di aver davvero visto le fate.
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